72 anni fa l’Eccidio di Melissa

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Il 29 ottobre del 1949 molti contadini calabresi marciarono sui latifondi per chiedere, con forza, il rispetto dei provvedimenti emanati nel dopoguerra dal ministro dell’agricoltura Fausto Gullo. Diventeranno delle vittime innocenti ignari che si sarebbero scontrati contro un muro di malvagità. In ricordo di Francesco, Giovanni e Angelina, ragazzi  che hanno conosciuto  solo la miseria e il sacrificio, uccisi prima che nella loro giovane vita arrivasse la luce della speranza.

Il 29 ottobre del 1949, 14 mila contadini calabresi marciarono sui latifondi per chiedere con forza il rispetto dei provvedimenti emanati nel dopoguerra dal ministro dell’agricoltura Fausto Gullo, ed la concessione di parte delle terre lasciate incolte dalla maggioranza dei proprietari terrieri.

C’è molta povertà in quegli anni: l’alimentazione è composta di una minestra di fave, pane, fagioli, la carne forse a Natale e a Pasqua. Solo gli adulti portano scarpe, anche se non tutti; mentre i bambini sono scalzi e denutriti, con gli abiti pieni di rammendi. Le donne portano lo stesso vestito tutto l’anno e camminano a piedi nudi. Le case sono senza luce, generalmente senza servizi igienici, con una sola camera dove si dorme e si mangia. Tanta miseria scatena il desiderio di rivendicazione, la voglia di ottenere i propri diritti. Per questo, la mattina del 29 ottobre, i contadini stanchi di tutta la povertà, chiedono pietà per le loro condizioni,  sofferenti di vedere i loro figli patire la fame. Con questo sentimento uomini, donne, bambini con zappe a piedi o sopra un asino si recano  tutti a Fragalà,  presso la proprietà del possidente del luogo, il barone Berlingeri. Questo fondo era stato assegnato dalla legislazione napoleonica del 1811 per metà al Comune, ma la famiglia Berlingeri, nel tempo, lo aveva occupato abusivamente per intero.

Tuttavia, già la sera prima, al comando del tenente Luciani, la polizia assume atteggiamenti provocatori nei confronti della popolazione: insultano, beffeggiano e, soprattutto, non lasciano stare le donne. Ma, nonostante questi atteggiamenti, i contadini sono convinti che mai avrebbero sparato contro persone disarmate. E, invece, quella mattina è accaduto proprio il contrario.

La polizia, infatti, entrò nella tenuta per scacciare i contadini, iniziando a sparare: in undici minuti furono sparati oltre trecento colpi di mitra. Tre persone furono uccise: Francesco Nigro di 29 anni, Giovanni Zito di 15 e Angelina Mauro di 23 , che morirà più tardi, all’ospedale di Crotone, per le ferite riportate, la quale avrebbe dovuto sposarsi qualche giorno dopo. il giovanissimo Giovanni Zito la cui famiglia, se possibile, era più povera delle altre, non possedeva neppure una fotografia, che nella cultura contadina o è quella che si fa quando si è militari o quella che si fa quando si è militari o quella che si scatta, come un lusso, il giorno del matrimonio. La lapide, nel cimitero di Melissa, lo segnala col suo solo nome insieme a Francesco Nigro e ad Angelina Mauro, fotografati. Molti saranno i feriti, anche gravi. Ma la tragedia non si fermerà a quel giorno: infatti la madre di Angelina morì dopo un anno di crepacuore: troppo grande la sofferenza per quella terribile perdita; il padre, invece, dopo tre. 

Quel 29 ottobre si sparò, con premeditata ferocia, sui contadini che scappavano terrorizzati, accanendosi anche su cose e animali. È stato accertato che tutti i contadini sono stati colpiti alle spalle, invece non risultano feriti tra le forze dell’ordine. Per accreditare la tesi della rivolta e dell’aggressione contadina si tentò di corrompere i medici, ma la terribile verità non riuscirà a rimanere nascosta a lungo.

La notizia dell’eccidio si diffonde presto per tutta l’Italia, la CGIL proclama lo sciopero generale che riesce pienamente. L’Avanti! e L’Unità danno per primi la notizia della strage e fanno i nomi dei responsabili. Anche la stampa internazionale registra l’avvenimento. La voce degli intellettuali progressisti si fa sentire alta: grandi pittori, come Ernesto Treccani, si recano a Melissa per studiare da vicino le condizioni di quel popolo e per fissarne nelle tele l’aspirazione a un mondo migliore. Alla Camera e al Senato forte e sdegnata è la denuncia che fanno i parlamentari di sinistra sui fatti di Melissa. Pietro Mancini, che insieme a Gennaro Miceli, Francesco Spezzano, Silvio Messinetti, Mario Alicata (nel 1952 sindaco di quel comune) è stato presente a Melissa subito dopo l’eccidio, conclude così il suo discorso: “A nome di tutto il Senato della Repubblica italiana, voli a quei tumuli lacrimati l’omaggio devoto e imperituro. Il sangue non è stato versato invano, se esso varrà a seppellire la vecchia storia ed a fogiarne una nuova”.

Non si può dire che quell’augurio si sia realizzato. I contadini di Melissa non ebbero giustizia: il caso venne ben presto archiviato, il processo non venne mai celebrato, il giovane procuratore, che aveva raccolto i primi indizi, si dimise dall’incarico dopo alcuni giorni.

Il  fatto è ricordato, tra gli altri, anche da Lucio Dalla in una strofa del brano “Passato, presente”, quarta traccia dell’album “Il giorno aveva cinque teste”, che recita: “Il passato di tanti anni fa, alla fine del quarantanove, è il massacro del feudo Fragalà sulle terre del Barone Breviglieri. Tre braccianti stroncati col fuoco di moschetto in difesa della proprietà. Sono fatti di ieri”.

Per ricordare Francesco, Giovanni e Angelina, ragazzi  che hanno conosciuto  solo la miseria e il sacrificio, uccisi prima che nella loro giovane vita arrivasse la luce della speranza; inconsapevoli, fino a quel momento, che l’animo dell’uomo fosse così malvagio.