Anna Falcone: 130 mila voti liberi e puliti

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Intervista ad Anna Falcone, a fianco di Luigi De Magistris in una impegnativa campagna elettorale: “Abbiamo incontrato moltissime persone che si sono avvicinate a noi e che ci hanno dato la loro fiducia. Centotrenta mila voti liberi e puliti non sono una sconfitta, ma un inizio importante”.

Bilancio della sconfitta?

È stata una bellissima campagna elettorale, come non se ne vedevano da tempo. Abbiamo incontrato moltissime persone che si sono avvicinate a noi e che ci hanno dato la loro fiducia: 130.000 voti liberi e puliti non sono una sconfitta, ma un inizio importante. Soprattutto in una Regione come la Calabria, dove più della metà dell’elettorato non va più a votare e dove la partita è impari in origine, sia per la legge elettorale iper-maggioritaria, che per diverso potere che esercitano le forze in campo: loro con partiti e organizzazioni alle spalle noi no. Per non parlare del voto clientelare ed estorto sul bisogno delle persone. La più grande soddisfazione è stata proprio raccogliere la speranza di quanti non ne possono più di questo sistema, in molti ci hanno detto: “Non votavamo da anni: siamo andati a votare solo perché c’eravate voi!”. Non li lasceremo soli.

Come legge l’esito di questa tornata elettorale in chiave nazionale?

Trovo gravissimo che non ci sia stata una lettura sul piano nazionale, anzi la Calabria è stata volutamente ignorata per tutta la campagna elettorale dalla stampa e dai media nazionali: era una partita già decisa a tavolino e non se ne doveva parlare, anche perché si stava realizzando un esperimento politico innovativo e trasversale, un’operazione di democrazia, di trasparenza, riqualificazione delle candidature in un territorio difficilissimo. È quello che chiedono i cittadini (non solo in Calabria), ciò che teme di più quel ceto politico che sopravvive proprio sulla blindatura dei processi democratici e decisionali. Abbiamo appena iniziato.

Il movimento messo in piedi in Calabria a sostegno di de Magistris avrà un futuro?

Ci siamo già incontrati subito dopo il voto a Lamezia con le candidate e i candidati che hanno sostenuto la coalizione civica per esprimere la volontà di andare avanti, anche – e non solo – per la responsabilità che comporta aver raccolto comunque tanti consensi ed essere riusciti a intaccare un’asse di potere trasversale, che prescinde dalle posizioni politiche di centro-destra e al centro-sinistra. La Calabria ha fame di diritti e di partecipazione vere: lavoreremo per questo insieme ai nostri consiglieri regionali, organizzandoci nelle forme che decideremo democraticamente nei prossimi incontri pubblici e aperti a quanti vorranno unirsi a noi. Il primo si terrà proprio nei prossimi giorni a Cosenza, dove con il 30% dei voti, abbiamo avuto una grande affermazione e siamo la seconda forza politica.

Questa tornata elettorale che valenza avrà per il suo laboratorio politico, “Primavera della Calabria”?

Abbiamo fatto un gran lavoro e ne siamo felici: questo diverso modo di proporsi, partendo da progetti concreti e di un metodo partecipativo aperto ci ha fatto crescere in consensi e adesioni. I calabresi ci conoscono e ci “riconoscono” per essere “quelli che fanno ciò che dicono” e che fanno politica in modo innovativo, qualificato, partecipato, mettendo realmente avanti a ogni cosa i diritti dei cittadini e la riqualificazione dei territori in un’ottica che coniuga giustizia sociale, ambiente e valorizzazione delle ricchezze e dei talenti della Calabria. Ci inorgoglisce aver visto camminare le nostre idee nei programmi (spesso scopiazzate anche dagli altri competitors) e aver avuto moltissime adesioni, soprattutto fra i giovani. Già prima delle elezioni avevamo iniziato a radicarci anche nelle altre regioni: andremo avanti per promuovere il laboratorio politico a livello sia locale che nazionale e la voglia di buona politica.

Come vede la Calabria nei prossimi 5 anni?

Molto dipenderà da come verranno spesi i fondi del PNRR, da chi dovrà realizzare i progetti e dalla classe dirigente che dovrà rappresentare la Calabria anche a livello nazionale. Quello che doveva essere l’ultimo treno per la Calabria, rischia di tradursi nell’ennesima truffa: dei fondi che l’Europa aveva destinato all’Italia proprio per colmare il gap fra Nord e Sud e del Paese (pare) non arriverà neanche il 30%, e quasi tutti per finanziare grandi opere che già avevano una copertura nel bilancio dello Stato. Che fine hanno fatto i fondi statali per il Sud? E come verranno utilizzati gli altri fondi europei? Il ministro Franco ha dichiarato che il PNRR non dovrà sostituire i fondi ordinari per il Sud, ma i conti non tornano e non torna neanche il metodo, perché, se è vero che il Sud ha difficoltà a programmare e a spendere, la soluzione (rivelatasi fallimentare) delle assunzioni low-cost trovata da Brunetta è una vera e propria presa in giro. Non ce la possiamo più permettere. Non se la può permettere il Paese che crescerà solo se cresce il Sud. Ma è una filastrocca che ci ripetiamo in pochi, mentre il governo sta andando avanti a spron battuto su scelte che, ancora una volta, investono sulla “locomotiva del Nord”, lasciano le briciole al Sud. Come se non bastasse, si è aggiunta anche l’attuazione al buio dell’autonomia differenziata (articolo 116, terzo comma dellaCostituzione), inserita nella nota di aggiornamento al DEF e, quindi, nella legge di bilancio, per blindarne l’approvazione senza passare dal referendum. È questa la vera partita che interessa alla Lega e alle Regioni del Nord: una partita a perdere per tutti. Perché se la democrazia diventa un affare solo per i più ricchi, sono tutti i cittadini che andranno a perderci e – in prospettiva – la coesione e l’unità nazionale nella sua accezione sostanziale. Una miopia gravissima, perché nella “società del rischio” e delle “emergenze permanenti” nessuno è al sicuro, neanche le regioni più ricche: o lo Stato è messo nelle condizioni di assicurare a tutti gli stessi diritti fondamentali (salute, istruzione e lavoro in primis) ed intervenire con risorse e mezzi adeguati per garantirli, quando siano messi in pericolo, o perde la sua funzione più importante, almeno secondo la nostra Costituzione, che cristallizza nell’art 3, 2° comma – con il principio di uguaglianza sostanziale – il primo compito della Repubblica:“... rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Anche a questo serviva la partita politica in Calabria, ovvero a capire che il futuro è arrivato e non basterà arroccarsi nelle proprie egoistiche certezze, o far finta che il Sud non esista per venirne fuori. L’Italia avrà un futuro solo se investirà seriamente sulle sue periferie geografiche, sociali ed economiche, oltre che sulle donne e sulle nuove generazioni, il vero bacino di energie e innovazione sociale. Noi non staremo a guardare inermi né “la secessione dei ricchi”, né la fuga dalla democrazia, né la continua mortificazione della parte più viva della società: le donne e i giovani, il vero bacino di innovazione ed energie più inespresse e costantemente mortificate. Ripartiamo da Sud per rivificare tutto il Paese. Il tempo ci darà ragione.

Francesca Labonia