HomeApprofondimentiRosario Condarcuri: Sono ancora di sinistra?

Rosario Condarcuri: Sono ancora di sinistra?

Voglio fare un’analisi sulla mia vicenda personale e politica, una riflessione che probabilmente non ho mai fatto fino in fondo. Negli ultimi anni, nonostante la mia formazione di sinistra, non mi ritrovo più in tutto ciò che rappresenta; invece apprezzo e condivido le scelte prese a livello nazionale e regionale da Forza Italia. Pertanto, non sorprendetemi se domani doveste vedermi con la tessera di questo partito. Il mio obiettivo rimarrà sempre quello di far del bene alla mia Terra

Io nasco di sinistra. In parte per una storia familiare e per una formazione che mi è stata trasmessa, ma soprattutto per una precisa formazione culturale e per le scelte che ho fatto nel corso della mia vita. Negli anni ho maturato una lunga esperienza politica, frequentando partiti, segreterie e ambienti nei quali ho avuto modo di conoscere persone, idee e modi diversi di intendere la politica.

Da qualche anno, però, qualcosa dentro di me è cambiato. L’affermazione del Movimento 5 Stelle, le trasformazioni della politica italiana e, soprattutto, alcune scelte compiute dalla sinistra mi hanno portato a pormi una domanda che fino a qualche tempo fa non avrei mai immaginato di dovermi fare: sono ancora di sinistra oppure è la sinistra italiana ad aver smesso di rappresentare ciò in cui ho creduto?

Faccio due esempi che mi hanno fatto riflettere molto.

Il primo riguarda il Ponte sullo Stretto. Ricordo una frase che ho sempre associato alla cultura politica di Enrico Berlinguer: abbattere i muri e costruire ponti. Oggi mi ritrovo favorevole alla realizzazione del Ponte e, su questo tema, non mi riconosco nelle posizioni assunte da una parte della sinistra italiana.

Il secondo riguarda il tema della giustizia e degli errori giudiziari. Quando il centrodestra propone iniziative per ricordare le vittime di ingiustizie giudiziarie, mentre settori della sinistra assumono posizioni diverse o scelgono di non sostenerle, mi ritrovo ancora una volta a chiedermi: sono io che mi sono spostato oppure è cambiata la sinistra?

Nel frattempo ho iniziato a guardare con interesse anche a persone e percorsi politici che non appartengono alla mia tradizione.

Penso, per esempio, a Roberto Occhiuto. Non condivido necessariamente tutto ciò che rappresenta politicamente, ma riconosco nel suo modo di governare la Regione Calabria alcuni elementi che considero importanti: concretezza, capacità di comunicare e una visione dello sviluppo regionale. Sul turismo, in particolare, mi sono trovato spesso a condividere l’impostazione portata avanti dalla Regione e dall’assessore Giovanni Calabrese, con una strategia orientata alla valorizzazione dei territori e alla costruzione di una nuova narrazione della Calabria. La Regione stessa ha indicato nel turismo e nella destagionalizzazione alcuni degli assi strategici della propria azione.

Poi c’è Francesco Cannizzaro, che conosco politicamente da molti anni, fin da quando era consigliere provinciale. Ho seguito il suo percorso, da consigliere provinciale a consigliere regionale fino ai successivi incarichi nazionali. Ricordo anche il rapporto politico costruito a Locri con Giovanni Calabrese, un’intesa che contribuì a determinare importanti risultati politici sul territorio.

Devo essere sincero: per molto tempo, non ho avuto una particolare simpatia per il modo di fare politica di Cannizzaro. Poi ho avuto occasione di parlarci personalmente, in un incontro pubblico a Roccella e ho avuto la possibilità di conoscere un lato diverso della sua persona.

Oggi, osservo con interesse alcune delle scelte che sta compiendo a Reggio Calabria e il modo in cui sta cercando di comunicare la propria idea di città. Anche alcuni gesti simbolici mi hanno colpito.

Non è soltanto una questione di opere o di comunicazione. È il metodo che mi interessa: la capacità di costruire un racconto, di trasmettere entusiasmo e di far percepire ai cittadini l’idea che una città possa cambiare.

E devo ammettere che anche sul piano della comunicazione mi trovo spesso ad apprezzare lo stile utilizzato dalle persone che collaborano con Occhiuto e Cannizzaro. È una comunicazione che sento vicina al mio modo di raccontare la Calabria e il territorio.

Ed eccoci quindi alla domanda iniziale: da domani cosa devo fare?

Perché la sinistra che vedo oggi in Calabria non mi entusiasma. E lo dico con particolare amarezza perché alla guida del Partito Democratico regionale c’è Nicola Irto, che considero prima di tutto un caro amico. Ma proprio per questo faccio ancora più fatica a riconoscermi in una politica che, ai miei occhi, appare troppo spesso lenta, distante e incapace di trasmettere entusiasmo.

Anche nella mia città la situazione mi pone interrogativi. Siderno è amministrata da una sindaca del Partito Democratico che considero una brava amministratrice, ma devo essere altrettanto sincero: negli anni non ho condiviso molte delle scelte politiche compiute dalla sua amministrazione.

E allora ritorna quella domanda: sono ancora di sinistra?

Forse sì. Forse sono semplicemente rimasto fedele a una certa idea di sinistra che oggi non riesco più a ritrovare pienamente nella sinistra italiana.

Oppure, forse, qualcosa è davvero cambiato anche dentro di me.

Non posso ignorare, infatti, che oggi guardo con attenzione anche al lavoro che sta facendo Forza Italia, a livello nazionale, regionale e provinciale. Mi riconosco in alcune delle sue impostazioni e in alcuni dei suoi protagonisti molto più di quanto avrei immaginato qualche anno fa.

Questo non significa cancellare la mia storia o rinnegare le mie idee. Significa avere l’onestà di interrogarsi.

La politica, del resto, non dovrebbe essere una fede religiosa. Si può cambiare idea.

Io, oggi, sono esattamente in questo punto.

Sto cercando di capire se sono io ad essermi spostato oppure se è il mondo politico intorno a me ad essersi spostato.

Una cosa, però, la so: voglio continuare a lavorare e a impegnarmi per una Calabria migliore e per una Siderno migliore.

E se un domani doveste vedermi con la tessera di Forza Italia, non sorprendetevi troppo.

Prima di giudicarmi, ricordatevi che vi ho spiegato le ragioni. E, soprattutto, ricordatevi che alla base di tutto c’è la mia formazione, la mia storia e il desiderio, oggi come ieri, di vedere questa Terra crescere.

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