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Rifelssioni su “Riviera”

di Vito Pirruccio

Sull’ultimo numero cartaceo di “Riviera” ci sono due articoli che mi spingono a scrivere: la riflessione di Rosario Condarcuri “Sono ancora di sinistra?” e “Siamo stati comunisti” di Ilario Ammendolia. Riflessioni che interrogano tutto quel mondo della militanza politica della Prima Repubblica cresciuto sotto l’insegna della “Falce e il Martello”. Una riflessione di nostalgici? No, ma sicuramente frutto di un tormento interiore di chi, come scrive Ilario Ammendolia, “… è figlio di ciò che è stato, ma deve vivere nel mondo attuale senza sentirsi prigioniero del passato …”.

(nell’ultimo rigo ci sono i link dei due articoli citati)

Pur non condividendo l’approdo del ragionamento di Rosario Condarcuri rispetto la sua riflessione e trovo coraggiosa e, a tratti, ardita la confessione che gli fa dire: “Forse qualcosa è cambiato anche dentro di me”. Un modo per lasciarsi la porta aperta a un cambiamento radicale rispetto a quell’essere stato parte di una storia che “oggi non riesce più a ritrovare pienamente nella sinistra italiana”. Cambiamento vissuto, mi pare di cogliere nello scritto di Rosario, dentro un forte tormento interiore.

Posizioni rispettabilissime e che a nessuno è dato confutare in termini di giudizio morale o di coerenza. Riflessioni certamente personali e vissute con sincero stato d’animo.

Quella storia, la quale ha il suo epilogo nella figura di Enrico Berlinguer e nel suo tormento ideale per riposizionare il più grande partito di massa della sinistra occidentale nell’alveo della democrazia europea, non è certamente riproponibile, negli stessi termini in cui l’abbiamo vissuta, nella società attuale in cui mancano sia i protagonisti sociali di riferimento di quel tempo (La classe operaia, in primis), sia perché interessati da uno stravolgimento radicale dell’assetto internazionale, confuso e completamente stravolto da sconvolgimenti geopolitici e dalla rivoluzione tecnologica.

Ma pur sforzandoci di “non restare prigionieri di un passato”, di quel passato mancano, secondo me, i tratti distintivi che lo rendono, ancora oggi, un esempio di compostezza e di serietà che è difficile rintracciare nell’agone politico attuale.

Prendiamo ciò che è avvenuto ad inizio settimana in Parlamento. Il 13 ottobre scorso si discuteva alla Camera dei Deputati il “Documento programmatico di finanza pubblica” per ottenere il via libera del Parlamento a uno “scostamento di bilancio 29 miliardi di euro: 14 di questi da impiegare subito con la legge di bilancio: 7 per gli investimenti green e 7 per la difesa”. Quante chiacchiere ascoltiamo a destra e sinistra su ambiente e politiche green, politica internazionale pro o contro i finanziamenti all’Ucraina. Valanga di politica parolaia che non trova spazio nel momento in cui quei 14 miliardi vanno previsti o meno nella legge di Bilancio dello Stato.

Presenti in Aula durante la “discussione” e il “dibattito” 20 deputati (6 di maggioranza e 14 di opposizione) e il Ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti.

Da una sommaria spulciata sul sito della Camera dei Deputati, con qualche margine di errore, troviamo che ogni parlamentare percepisce mensilmente:

Voce Importo mensile
Stipendio lordo (indennità parlamentare) 10.435,00 €
Diaria per soggiorno a Roma 3.503,11 €
Rimborso spese per l’esercizio del mandato 3.690,00 €
Totale delle tre voci 17.628,11 €
A queste si aggiungono:

●      Viaggi: rimborso forfettario da 3.323,70 € a 3.995,10 € a trimestre per determinati trasferimenti; sono inoltre previste agevolazioni per i trasporti nazionali.

●      Telefono: 1.200 € all’anno.

●      Viaggi all’estero: rimborso entro i limiti previsti per le missioni parlamentari.

 

Davanti allo scenario desolante e disarmante di un Parlamento vuoto (Chi ha voglia può andare negli archivi del sito della Camera dei Deputati o su YouTube e seguire il dibattito tra il Ministro Giorgetti e i 20 deputati presenti) ci si rende facilmente conto che di quel passato di cui parlano Ilario e Rosario non vi è traccia nell’attuale politica italiana. Persino la deputata intervenuta a nome del Gruppo del Partito Democratico on.le MARIA CECILIA GUERRA ha dovuto allargare le braccia e rivolgersi al Ministro dell’Economia e Finanze in questi termini: “Grazie, Presidente. Esprimo anch’io la solidarietà al Ministro Giorgetti che ha parlato di fronte a un’Aula vuota …”. Ci rendiamo conto! Deputati che blaterano dalla mattina alla sera nelle televisioni e, poi, affidano il confronto col Ministro delle Finanze su due temi importantissimi (Politiche Green e politiche per la difesa nodi programmatici che rischiano di sfasciare le alleanze in vista della consultazione del prossimo anno) a 20 deputati su 400 beneficiari di lauti compensi!

Le domande iniziali poste da Ilario e da Rosario sono legittime e possiamo pensarla fortunatamente come vogliamo. Ma, oggi, di quella Storia del più grande partito comunista dell’occidente mi manca la SERIETÀ.

Ricordiamo tutti, specie noi reduci di quella fantastica militanza politica (Fatta sicuramente di tanti errori, ma ricca di entusiasmo e di grandi ideali vissuti come “Una Scelta di Vita” – Titolo di un libro edito da Rizzoli scritto da Giorgio Amendola -), quando sul giornale de L’Unità, l’organo del PCI fondato da Antonio Gramsci, veniva riportato in un quadretto evidenziato in nero: “I deputati comunisti sono tenuti ad essere presenti SENZA ECCEZIONE ALCUNA alla seduta di domani, mercoledì 7 ottobre … “ (Esempio, riportato da pag. 4 de L’Unità di martedì 6 ottobre 1981). Altri tempi, altra serietà. Solo questo rimpiango nel mio piccolo di quella pagina di storia politica vissuta nel PCI di Enrico Berlinguer. Non vi nascondo che, per tanti versi, trovo persino bello sentirmi “prigioniero di quel passato”.

 

Siamo stati comunisti, di Ilario Ammendolia: https://www.rivieraweb.it/?p=80298

Rosario Condarcuri: Sono ancora di sinistra?: https://www.rivieraweb.it/?p=80301

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