A Boccia avremmo chiesto…

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Da due mesi “inseguo” (letteralmente) tale Francesco Boccia, parlamentare della Repubblica e già, se non ricordo male, Ministro-lampo, per fargli una semplicissima intervista. Ma, all’ennesimo, vano tentativo, mi sono scocciato: e ho detto, ora basta! L’intervista non c’è, non ci sarà, ma le domande rimangono in sospeso, ed è giusto che le lettrici e i lettori sappiano quelle che avrei voluto rivolgere all’onorevole Boccia.

All’ennesimo, vano tentativo, mi sono scocciato: e ho detto, ora basta! Da mezzo secolo calco, bene o male non sta certo a me giudicare, il palcoscenico dell’informazione regionale, imbattendomi in Papi (due), Presidenti della repubblica (due), Presidenti del Consiglio, Ministri in quantità industriale, Presidenti e assessori della Regione, Sindaci, Presidenti di Provincia (quando esistevano), per non parlare di sindacalisti, esponenti della cultura, della chiesa, della massoneria e, perché no, anche mafiosi di ogni risma, insomma tutte le “categorie” della società, e sempre, bene o male, ho “portato a casa la notizia”. Stavolta, però, proprio non mi riesce. Evidentemente, sarò peggiorato, e non sono più all’altezza… Da due mesi “inseguo” (letteralmente) tale Francesco Boccia, parlamentare della Repubblica e già, se non ricordo male, Ministro-lampo, per fargli una semplicissima intervista. Ma mal me ne colse. Ora vi racconto. Nella sua qualità di “responsabile” (!) del Pd di Cosenza e da questo partito delegato, inoltre, alle trattative per la formazione della coalizione di centro-sinistra da presentare al cospetto dei calabresi alle recentissime elezioni regionali, lo contatto al telefono dopo aver avuto il cellulare da un suo “compagno di partito”. Non mi risponde, ovviamente. Utilizzo Whatsapp per informarlo delle ragioni per cui lo cerco. Risposta: si rivolga alla mia portavoce, la chiami qui…Ok. Eseguo, disgraziatamente a vuoto… Nessuna risposta. Poco dopo, il messaggino (tutto documentato, eh!): mi scriva…Scrivo: sono tizio e caio, avrei bisogno di…Mi faccia sapere…Replica: sai, in questo periodo è impicciatissimo (ma che avrà da fare di così importante, da non poter dedicare pochissimi minuti del suo preziosissimo tempo ad un pur modesto, ma dignitoso cronista di periferia?…), mi farò risentire io, tranquillo… Non la risentirò più… Quella del “portavoce” è funzione che conosco alla perfezione, per averla svolta alla perfezione e in anni in cui i deputati (anche il mio) venivano non nominati (come purtroppo accade da fin troppo tempo, per una legge voluta e imposta da una cerchia assai ristretta di capataz, che riempie di amici, amiche e compari e tanti “scappati di casa” senza arte né parte, le “comode” liste bloccate…) ma… eletti, e col voto di preferenza: sulla scheda si trascriveva il numero e il nome di chi si intendeva votare, ed alla fine alla Camera ed al Senato ci entrava chi riceveva i consensi necessari… Ho atteso più di un mese e, poiché sono giornalista che pazienta, ma non si arrende, ci riprovo in questi giorni. Per correttezza mi rivolgo di nuovo a lei e lei, ancora una volta, lascia squillare a vuoto…E allora scrivo: Buongiorno (resto sempre persona educata…), dovrei parlarti (le do il tu, presumo sia “collega”… ndr), ma le mie chiamate non ottengono sistematicamente risposta. Potresti cortesemente richiamarmi? Grazie. Pietro Melia / La Riviera. Passano trenta secondi: “Adesso non posso, scrivi che ti rispondo”. “No, non scrivo, ho bisogno di parlare…”. A quel punto, forte anche della mia presunzione, della mia esperienza, del mio passato (potrei darle delle “lezioni”, ma non ne vale assolutamente la pena…), che faccio? Torno alla…fonte e richiamo l’onorevole Boccia. Ma sono davvero…sfortunato! Tu tu tu tu tu…Nessuna voce dall’altro capo del filo. La pazienza ha un limite e mi affido al solito Whatsapp. “Possibile, caro onorevole Boccia, che non si riesca ad avere una intervista da lei, nonostante la stia cercando, anche attraverso la sua portavoce (che non risponde al telefono…) da almeno un paio di mesi? Approfitto per salutarla e augurarle buone feste”. Sono le 11,56, alle…16,14, eccolo, l’onorevole Boccia si fa vivo (è un modo di dire…): “Non è capitato solo per la concentrazione di impegni. Dopo l’epifania la facciamo. Buone feste a lei”. I polpastrelli sono lestissimi, e corrono alla tastiera: “Guardi che io l’avrei programmata per il primo numero del nuovo anno, che esce domenica 2 gennaio e, per questo, ho tempo fino a mercoledì o giovedì al più tardi, l’epifania è lontanissima…Mi faccia cortesemente sapere. Le rinnovo gli auguri”. Stop, finisce qui. L’intervista non c’è, non ci sarà, ma le domande rimangono in sospeso, ed è giusto che le lettrici e i lettori sappiano quelle che avrei voluto rivolgere all’onorevole Boccia. Sarei partito da Cosenza, della cui Federazione provinciale il Boccia è “Commissario”: li in una assemblea sono addirittura arrivati (quasi) alle mani con il tentativo di aggressione a Italo Reale. Perché questo “impazzimento” nel capoluogo bruzio, quali sono le origini (e i protagonisti)? Poi sarei sceso a Reggio. Dopo la condanna e la sospensione di Peppe Falcomatà, lo stesso “indica” in autonomia e senza dar conto al suo partito (il Pd appunto) il suo sostituto in Municipio e alla guida della cosiddetta Città Metropolitana, ed entrambi non appartengono al Pd ma risultano vicini a Renzi, che nel Pd non c’è più. Quindi sarei tornato al centro, a Catanzaro, dove il Pd individua in Nicola Fiorita il candidato sindaco del centro-sinistra per le amministrative di primavera (alle precedenti amministrative, ennesimo trionfo di Sergio Abramo, il Pd rimediò un umiliante 5%…), e subito dopo l’indicazione spunta, in corsa solitaria, Valerio Donato, anche lui sindaco del Pd, col risultato che la coalizione è già spaccata prima dello starter…E Crotone? Lì c’è stata la “rivoluzione arancione” di Tansi, tutti fuori dal palazzo del governo locale i “vecchi padroni” della città, e il Pd non ha neppure toccato palla. Poi ci sarebbe stato da affrontare il “capitolo” delle Regionali. Dal “siluramento” di Mario Oliverio alle “sciagurate” candidature prima di Pippo Callipo (che capita l’antifona se la diede subito a gambe levate…) e poi, dopo un casting complicatissimo e lungo, assai lungo, di Amalia Bruni, col risultato di due rovinose sconfitte della coalizione capeggiata dal Pd, appunto. Un partito “fuori controllo”, privo di organismi dirigenti democratici, da anni nelle mani di commissari che scendono in Calabria solo con l’obiettivo non dichiarato, ma reale di guadagnarsi (grazie all’attuale (sch)iforma elettorale) un…posto al sole (ricorderete Alfredo D’Attorre…), in uno dei due rami del parlamento sulla pelle dei poveri calabresi, che non rispondono mai di quanto accaduto (se è vero, ed è vero, che mai analisi politica è stata abbozzata…), ma vengono anzi lautamente premiati. 

Su questo e, non su altro, avremmo gradito interloquire con Boccia.