Beni per 13 milioni di euro sequestrati. Coinvolto ex sindaco

L'inchiesta Metauros e l'interesse delle ndrine Commisso e Piromalli nella costruzione e nella gestione del ciclo dei rifiuti a Gioia Tauro

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La questura di Reggio Calabria, tramite la Divisone polizia anticrimine, ha provveduto al sequestro di beni per 13 milioni di euro verso personaggi coinvolti nell’inchiesta Metauros. Il provvedimento è stato richiesto dal dipartimento Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gaetano Paci e dal pm Giulia Pantano.

I beni posti sotto sequestro sono di proprietà dell’ex sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, e di Francesco Barreca, entrambi coinvolti nell’inchiesta “Metauros” coordinata dalla Dda di Reggio Calabria nel 2017. Le indagini della procura hanno riguardato gli interessi delle ‘ndrine locali negli affari legati al ciclo dei rifiuti.

Le ndrine Commisso e Piromalli e il ciclo dei rifiuti

Secondo quanto sostiene la Dda reggina la costruzione e la successiva gestione del termovalorizzatore di Gioa Tauro sarebbero stati fortemente condizionati dalle famiglie di ‘ndrangheta operanti sul territorio. Come riporta l’ANSA La Valle è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno con la ‘ndrangheta e estorsione, l’uomo era titolare di una società e di altra riconducibile al ciclo dei rifiuti. La Cassazione lo ha inoltre riconosciuto come “il collettore delle mazzette da destinare alle cosche egemoni sul territorio di Gioia Tauro e Siderno”. Le ndrine a cui fanno riferimento i documenti dell’inchiesta sono quelle dei Piromalli e dei Commisso.

Il meccanismo evidenziato dalle indagini avrebbe evidenziato come le famiglie di ‘ndrangheta guadagnassero sul ciclo dei rifiuti grazie ad un sistema di sovrafatturazione dei servizi. Lo scopo di questo meccanismo sarebbe stato “creare il ‘nero’ per il versamento del pizzo, ottenendo in cambio il riconoscimento di una posizione di monopolio nel comparto del trasporto dei rifiuti dagli stabilimenti industriali esistenti in Calabria”.

Il processo ha visto assolvere Barreca “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di concorso in estorsione. Il sequestro è stato però autorizzato per nuovi elementi emersi grazie ad un nuovo lavoro investigativo che si è concentrato su due società riconducibili all’uomo.

I sequestri di oggi hanno interessato: diverse società dei due personaggi, 9 immobili, 4 terreni, 2 veicoli, diversi conti correnti e i documenti relativi ai rapporti finanziari.