Cosangeles, Leporace: “La ‘ndrangheta? Commercializziamola”

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Il vicedirettore de “Il Quotidiano del Sud” a Siderno per la presentazione del suo primo libro di racconti, nel racconto di sé stesso, della sua Cosenza ma avendo un occhio anche sull’attualità ed al futuro scenario politico-elettorale per le Regionali calabresi: “Non so cosa ne sarà, è tutto in evoluzione, ma senz’altro bisogna uscire dal tunnel delle divisioni che da tanto tempo ci affliggono”. Finale col botto e con la singolare proposta: “La ‘ndrangheta? Commercializziamola, come è stato fatto con Gomorra!”

Sono da poco passate le sei del pomeriggio ed il colore del mare comincia a confondersi con quello del cielo, il sole picchia ma non troppo, nel mentre una leggera brezza accarezza lieve i mozzarellati corpi distesi sulla spiaggia nell’intento di tinteggiarsi ancora un po’: siamo a Siderno, sulla mitica Costa dei Gelsomini, Locride “che io sostengo, stiamo cercando casa con mia moglie per una sorta di buen retiro da vivere qui”; il breve virgolettato è del vicedirettore de “Il Quotidiano del Sud”, Paride Leporace, che a queste latitudini non ci è capitato per sbaglio ma per diletto stante la presentazione del suo primo libro di racconti, “Cosangeles”.

Un romanzo pregno di undici narrazioni cui fa da apripista Gianluca Albanese, conduttore dei lavori nonché direttore del giornale online sidernese “Lente Locale”, che gestisce una prima parte del meeting sfruculiando Leporace con le proprie osservazioni mirate, intense ed anche molto efficaci; nel frattempo la singolare location, quella di un noto lido di Siderno, lato sud, va riempiendosi con un nugolo di giovanotti e qualche curioso, intento a capire cosa ne venga fuori da questo dialogo.

Che si apre con l’affermazione del giornalista cosentino, già direttore di Calabria Ora, secondo cui “Parlo della mia città, Cosenza, soffermandomi sugli anni Settanta ed Ottanta che ho vissuto in particolare – l’incipit di Leporace – questo libro piace agli intellettuali, appassiona e, non lo nascondo, anche e soprattutto fuori dai confini regionali, perché questo è un libro che va oltre i confini nazionali, c’è un dibattito forte sul fatto se Cosenza è uguale a Los Angeles o no, ci sono le considerazioni di docenti, sociologi e pure di chi dice che Cosenza è molto meglio di Los Angeles perché la città americana è brutta, di certo Cosenza è città fatta di tante contaminazioni, dove tutto si confonde”.

Albanese prova a mettere carne sul fuoco, forse pure troppa, e Leporace tutto ciò lo sottolinea, sta di fatto che fa bingo al cuore del gradevole dialogo con l’autore nel momento in cui gli insinua l’ancor oggi latente distinzione fra Calabria Citra e Calabria Ultra, “fra chi sta di qua e fra chi sta di là – evidenzia fermo il moderatore – Paride, cosa ne pensi a tal proposito?”, ed il vicedirettore del Quotidiano non se lo lascia dire due volte affondando con il garbo che lo contraddistingue ma in maniera anche amara, se si vuole, posto che “Tale distinzione era molto forte fino a vent’anni fa ma resiste ancora oggi, credo che se si vuole il bene della Calabria bisogna ripartire da qui, superando tutti gli steccati e le divisioni possibili che lacerano ed inquinano l’intero territorio regionale – egli asserisce – chiunque desideri candidarsi alla guida della Regione, Roberto (Occhiuto, ndr) e tutti gli altri che verranno non potranno non tenere conto di tutto questo, la situazione è in evoluzione ma questo è un punto fermo, perché il problema identitario calabrese è reale, c’è, tanto per dirla con il problema dei dialetti diversi o dei pensieri antropologici che a tutt’oggi lasciano molti traumi”.

Si scivola via verso le prime ombre della sera tra i Joe Pinter, citando il personaggio principale di “Cosangeles” unitamente a Ciccio Paradiso, che possiamo trovare in ogni paese/città della Locride, ed il problema della droga fra i giovani; fra l’esperienza di direzione della “Lucana Film Commission”, con la Basilicata terra cinematografica per vocazione, e l’idea, concreta, di cineturismo per la Locride che, fra gli interventi finali, l’editore di “Riviera”, Rosario Condarcuri, viene proposta a Leporace partendo da quella che aveva Totò Delfino; ed il numero due del Quotidiano non si sottrae, intanto, dicendo che “Questa serata possiamo ben dedicarla a Totò Delfino e a Pasquino Crupi, menti illuminate di questo territorio – conclude Paride Leporace – tu sai, Rosario, quanto io sia al tuo fianco ed al fianco di chi sostiene la Locride capitale della cultura, un’iniziativa in cui credo, come credo che dobbiamo uscire da certi stereotipi di ‘ndrangheta, che pure narro in Cosangeles, tentando l’operazione che è stata pensata e portata avanti per quanto riguarda Gomorra, perché, dunque, non commercializzare la ‘ndrangheta?”.

Il direttore la butta lì, e chissà che non ci si riesca un giorno a trarre vantaggio da ciò che ha soltanto creato problemi, gravi, a questo lembo di territorio, periferia delle periferie d’Italia; nel mentre ci si va per accomiatare tra i convenuti all’evento la Luna si leva maestosa sull’orizzonte marino con un’evidente colorazione rosacea, da applausi ma neanche tanto!, e con quella sottesa speranza che “Cosangeles”, e magari il suo seguito a fra non molto, emuli l’altro Pinter, premio Nobel nel 2005, lo scrittore, poeta, drammaturgo e attore di teatro britannico Harold, che venne insignito dall’Accademia di Svezia per avere aiutato “a scoprire il baratro che sta sotto le chiacchiere di tutti i giorni e spinge ad entrare nelle stanze chiuse dell’oppressione”.

Antonio Baldari