Docufilm di due ragazzi calabresi: il Paese Interiore

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Il docufilm “Il Paese Interiore” è stato ideato e realizzato dai due amici di infanzia Massimiliano Curcio e Luca Calvetta, entrambi calabresi. Esso vuole essere uno spunto di riflessione su una Calabria raccontata fugando stereotipi, idealizzazioni e timori, mostrandola in modo onesto.

I silenzi delle immagini, i canti arbereshe e le riprese dei devoti in processione ci riportano verso un paese dai monti imponenti e dalle tradizioni magiche, verso un paese di stanziamenti e fughe, di seduzione e dannazione, verso un paese che germoglia e appassisce dentro ogni calabrese, ramificando nel suo animo un paese interiore.

Il docufilm “Il Paese Interiore” è stato ideato e realizzato dai due amici di infanzia Massimiliano Curcio e Luca Calvetta, entrambi calabresi. “Luca è il primo amico della mia vita”, afferma Massimiliano mentre racconta la genesi del docufilm. L’idea di girare il paese interiore nasce, nell’estate del 2020, proprio dal legame culturale ed affettivo tra i due amici, i quali tra un caffè e l’altro hanno deciso di avviare il progetto. L’intima sintonia gli ha permesso di scrivere, girare e montare le scene in un solo mese. Luca, giornalista per professione, si è occupato della scrittura e della direzione, studiando i testi del sociologo Vito Teti da inserire nella narrazione del film. Massimiliano, fotografo e videografo, ha diretto la fotografia e il montaggio, percorrendo in 20 giorni 20.000 kilometri tra entroterra e coste calabresi. Gli spostamenti, le immigrazioni e le emigrazioni vengono raccontate attraverso un monologo per immagini che si addentra nel concetto di viaggio. Un viaggio personale per ogni spettatore, che corre parallelamente lungo la vita di Vito Teti e della Calabria. Il Paese Interiore vuole essere uno spunto di riflessione su una Calabria raccontata fugando stereotipi, idealizzazioni e timori, mostrandola in modo onesto attraverso riprese di veri riti e dialoghi. Spesso le riprese realizzate con il drone accompagnano lo spettatore dall’immensità dei mari e dei monti verso realtà locali e scenari paesani, consentendogli di seguire un filo conduttore incarnato dall’attesa. Attesa e precarietà sono elementi caratterizzanti la Calabria e i calabresi. Sono gli anelli di congiunzione tra la ripresa del pontile incompiuto di 565 metri nella zona industriale di Lamezia e quella dei carbonari, i quali incastonati tra gli alberi e il carbone, riflettono l’atteggiamento di melanconia attiva individuata da Teti come risposta permanente ai mali della vita. “Niente finisce mai in Calabria” dice Vito Teti attraverso la voce narrante di Ascanio Celestini, come la ricerca dell’identità personale, che può avvenire tramite la riscoperta della storia, dei valori culturali e delle attitudini ancestrali che hanno edificato la comunità di appartenenza di ognuno di noi, dalla quale il Paese Interiore ci invita a capire quanto di essa c’è in noi e quanto di noi in lei. Lo stimolo di ricongiungimento con l’arcano e il passato è dato dai magnifici canti arbereshe di Anna Maria Civico e dalla musica degli Agate Rollings. In definitiva, grazie alla collaborazione volontaria dei musicisti e di Ascanio Celestini, Massimiliano e Luca hanno realizzato il documentario a costo zero, auto sostenendosi in termini economici e di mezzi tecnici, utilizzando di fatto due obiettivi, un corpo macchina e un drone, raggiungendo nel giro di poche settimane 30.000 visualizzazioni. Il loro obiettivo per il futuro sarà continuare a collaborare con l’intento di trovare scenari e storie che possano raccontare qualcosa di bello e che possano stimolare la libera interpretazione dello spettatore.

Carla Macrì