Don Ciotti scende dal cielo

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Aveva ragione Italo Svevo: la nostra vita è un errore di calcolo. Pensate. Don Ciotti era nato con con la vocazione del cantante urlatore, e, invece, si è ritrovato prete-lanciafiamme. Infatti, diversamente da altri preti che han cura silenziosa delle anime nel buio del confessionale, ha ascritto a sé la missione, alla luce del sole, non solo di combattere, ma di sterminare gli eretici sterpi ndranghetistici. I quali, come risulta, pur dopo l’encomiabile guerra guerreggiata di Libera di cui don Ciotti è il Presidente, invece di diminuire, sono aumentati, e si sono pure dilatati nella sua accogliente e per nulla riottosa Torino. Ma vogliamo essere giusti: gli ndranghetisti non sono come le rose, che durano lo spazio d’un mattino o d’una retata. Sono, come la gramigna, che non si distrugge facilmente con i cori, le processioni, i cortei, le leggi speciali, le crociate. E tanto meno con i viaggi in aereo del Presidente di Libera, che, venendo a noi dal cielo, ci induce a pensare che è più vicino a Dio.

Sembra ora che don Ciotti – e non solo don Ciotti-abbia trovato una via inedita e inesplorata: quella della crocifissione di ‘ndrangheta e ‘ndranghetisti a mezzo stampa. Sarà, infatti, lui, con la sua potente voce, ad aprire il lametino Festival dei libri sulle mafie.

Pasquino Crupi
Lun, 27/06/2011