Dopo la manifestazione del 26 luglio… A colloquio con Giuseppe (Geppo) Femia

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La grande manifestazione sindacale per la Locride, la Calabria e il Sud (Siderno, Piazza Portosalvo, 26 luglio u.s.), ha offerto spunti notevoli di impegno ai nostri amministratori locali. Noi non ce ne siamo dimenticati e, a distanza di due mesi, torniamo a fare da “pungolo” per alimentare il dibattito ed il confronto. Ed a questo proposito abbiamo pensato di rivolgere cinque domande ai Sindaci non coinvolti in questa tornata elettorale e quindi liberi da conflitti o interessi di parte. Ecco le risposte di Giuseppe (Geppo) Femia, sindaco di Marina di Gioiosa Jonica.

Una recentissima indagine sulle prospettive di sviluppo sostenibile del Sud alla luce delle ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dal PNRR redatta dal Direttore Generale del centro studi della camera di commercio accende un faro sul “misterioso enigma… quando si parla di sviluppo sostenibile… al Sud”. Dopo un attento excursus sulla questione meridionale, l’autore conclude affermando che l’enorme massa finanziaria disponibile per lo sviluppo è più che sufficiente (213 Miliardi nel quinquennio) alla condizione che le risorse siano indirizzate verso progetti in grado di “colmare gli ancora forti gap di produttività ma senza l’accumulazione di una buona dose di capitale civico e di efficienza ed efficacia istituzionale” non ci saranno effetti duraturi per le prossime generazioni. Condivide questa analisi?

Si potrebbe rispondere ricordando il dire di Mazzini: “l’Italia sarà ciò che il Mezzogiorno d’Italia sarà”. Naturalmente le parole del grande italiano si riferivano al Sud considerato nella sua complessità e nella sua capacità di produrre, così come ha fatto per millenni, cultura, economia ed anche senso civico. Non mi voglio impelagare in ragionamenti che potrebbero farmi scambiare per un neoborbonico, cosa che non sono essendo io repubblicano e di sinistra, però non si può fare a meno di mettere dei paletti fermi che non siano il segnale di un lamento nei confronti del destino baro e crudele dell’Unità d’Italia, alla quale credo, ma che rappresentino invece la presa di coscienza di ciò che è accaduto e che non deve più accadere. Abbiamo perduto molto del nostro senso civico con l’allontanamento forzoso delle nostre risorse umane migliori che hanno ingrossato le vie dell’emigrazione depauperando tutto il Sud ed il nostro territorio in particolare di intelligenze e forze necessarie allo sviluppo della nostra terra. Per andare al dunque, maggiore senso civico – soprattutto nella nostra piccola classe imprenditoriale, a volte improvvisata – maggiore rispetto delle regole da parte della stessa, che servirebbe da guida all’intera popolazione calabrese e reggina in particolare ed anche alla classe politica, comprendere che lo sviluppo sostenibile (da noi basterebbe semplicemente dire sviluppo) si realizza utilizzando le tante risorse che abbiamo: dal mare alla montagna, 800 Km di costa che raggiungono i 5 parchi montani di cui 3 Nazionali, all’agroalimentare di qualità, all’artigianato di pregio, accompagnato dall’ormai stucchevole ma necessaria richiesta di infrastrutture (strade, ferrovie, aeroporti) contribuirebbero senz’altro a dare quell’utile autostima senza la quale non è pensabile il riscatto della nostra terra e della nostra gente. Ad esempio, piuttosto che realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, che alla fine serve solo alla Sicilia, pensare al completamento del c.d. Corridoio Scandinavo, che dovrebbe toccare tutta la fascia ionica da Taranto a Reggio Calabria, che è abitata da una popolazione di circa 1.300.000 abitanti e che di fatto è costretta a vivere in una carenza infrastrutturale ormai divenuta endemica che impedisce a tutto il territorio, compreso il nostro, di avere una adeguata mobilità e conseguentemente di avere uno sviluppo non solo economico ma principalmente legale e sociale è il primo disegno strategico per il cui raggiungimento dovremmo lottare inserendo in questo disegno l’interramento della ferrovia ionica – la Torino/Lione si può fare questo perché no? – pensare al concreto raddoppio della S.S. 106, pensare ad un turismo che, considerata l’ampiezza dei nostri beni archeologici, potrebbe durare oltre sei mesi l’anno (basta rivolgere un pensiero a tutte le bellezze della Magna Grecia da Sibari in giù, passando da Monasterace, la mia Marina di Gioiosa, Locri, Casignana, Bova, ecc.). Non fare tutto ciò ma rivolgere la propria attenzione e le proprie energie alla realizzazione di stabilimenti di raccolta e smaltimento dei rifiuti a poco più di 1 Km e 1|2 dal centro cittadino, da una delle spiagge più affollate dello ionio reggino, dalle meravigliose e panoramiche colline che circondano Marina e Gioiosa Ionica ad esempio, significa – per come sostenuto dal Direttore Generale del Centro Studi – non: “colmare gli ancora forti gap di produttività …” poiché si perde il senso civico e l’efficienza ed efficacia istituzionale, in quanto si è portati a pensare che tutto sia possibile, anche a discapito di una seria e importante programmazione economica che si riverbera immediatamente sul piano culturale;le nuove generazioni, che devono essere messe nella condizione di scegliere se andare o restare,si troveranno tagliati tutti i ponti per la stoltezza e l’incapacità di guardare avanti di pochi. Ed allora la mia risposta non può essere che positiva, poiché un maggiore senso civico, accompagnato da una autostima collettiva, risolverebbe il misterioso enigma che si pone all’inizio della domanda, ciò però solo se si ha la capacità di pensare al futuro e di programmarlo conoscendo la nostra terra con le sue caratteristiche e le sue ricchezze,altrimenti l’improvvisazione e l’estemporaneità, non accompagnate dalla coscienza di essere classe dirigente, produrranno solo danni e uomini col cappello in mano, forti con i deboli e deboli con i potenti.

 Quali iniziative hanno intrapreso o hanno in corso le istituzioni locali per convogliare le risorse verso progetti strategici per lo sviluppo?

Posso affermare che il Comune del quale mi onoro di essere Sindaco, considerata l’abbondanza delle risorse messe a disposizione, ha proposto l’interramento della ferrovia ionica, di modo da liberare risorse sull’intero territorio comunale che è tagliato in due dalla strada ferrata, così come altri centri della fascia costiera ionica. In tal senso il sottoscritto ha sposato ed ha aderito alla proposta di cui si è fatta portatrice la consigliera comunale di Crotone dottoressa A. Cantafora per la vera e concreta realizzazione del c.d. Corridoio scandinavo che allo stato ci trova completamente tagliati fuori senza una motivata e ragionevole spiegazione. Sarebbe cosa utile unirsi al movimento di tutti i Comuni della fascia ionica crotonese e cosentina al fine di ripristinare l’iniziale realizzazione del tracciato del Corridoio che ci vedeva presenti, senza essere bypassati dall’Autostrada del Mare che da Taranto raggiunge La Valletta.

Con quali strumenti le istituzioni locali possono concorrere al recupero del gap di produttività che condannano la nostra regione al più basso utilizzo dei fondi europei?

Oltre a ciò si sta dando vigore alla Unione dei Comuni della Vallata del Torbido, che vede insieme Marina di Gioiosa Ionica, Gioiosa Ionica, Mammola, Grotteria, Martone, San Giovanni di Gerace, al fine di rendere più efficienti i Servizi, non ultima la Medicina del Territorio, ed armonizzare lo sviluppo urbanistico ed ambientale dei vari Enti tenendo conto che, se realizzata, l’Unione sarebbe l’Ente amministrativo con il maggior numero di abitanti e con la maggiore estensione territoriale della Città Metropolitana di Reggio Calabria. Sarebbe dunque uno strumento altamente strategico per lo sviluppo del nostro territorio e questo mi consente di rispondere anche alla Sua terza domanda. La realizzazione dell’Unione dei Comuni certamente porterebbe all’istituzione di un competente e forte Ufficio che si interessi esclusivamente dei bandi europei, della loro richiesta ed utilizzazione. Ciò potrebbe e dovrebbe valere per tutti gli Enti della Città Metropolitana che, in sinergia con quest’ultima, con gli Uffici regionali, con l’Università costituirebbero una task force in grado di captare e spendere i fondi europei utili allo sviluppo della nostra terra.

Se dovesse indicare quattro concrete azioni strategiche sulle quali indirizzare i fondi del PNRR, cosa proporrebbe?

Posso dire che, senza dubbio, la prima delle quattro azioni strategiche da porre in essere è quella di debellare la disoccupazione, prima fra tutte quella giovanile anche attraverso l’implementazione delle scuole e degli Istituti Tecnici e Professionali che mirino a formare soggetti con una conoscenza specifica del territorio e capaci di pensare alla produzione, trasformazione e commercializzazione dei nostri prodotti agroalimentari; anche per tale motivo l’Amministrazione di Marina di Gioiosa ha realizzato uno Sportello per la concessione del Microcredito e di assistenza alle piccole attività produttive che presto entrerà in funzione. Si costituirebbe così una concreta speranza di sviluppo e si sottrarrebbe manovalanza alla criminalità organizzata; la seconda quella di dotare ed implementare il sistema delle infrastrutture: interramento della ferrovia ionica, realizzazione di collegamenti veloci che favoriscano lo scambio culturale e commerciale all’interno della regione, del territorio nazionale e dell’estero ed anche tra le località della Magna Grecia – costruendo anche percorsi pedonali e ciclabili costieri e montani, considerato che tra le coste e la montagna ci sono non più di 40 km di distanza. Si favorirebbe un turismo di qualità che durerebbe buona parte dell’anno offrendo attrattive sportive (sci, golf, mountain bike, trekking, ecc..) e percorsi culturali, enogastronomici, oltre che la possibilità di vivere direttamente profumi ormai dimenticati quali, ad esempio, il gelsomino ed il bergamotto, dall’estate all’inverno passando per la primavera; la terza quella di promuovere e sostenere la riscoperta dei prodotti locali (dagli agrumi al grano duro al bergamotto al gelsomino all’erica ed ai loro derivati: paste, profumi, liquori, pipe mobili ed oggetti di eccellente valore artistico). Si farebbero così conoscere ovunque i nostri prodotti tipici d’eccellenza, con grande ritorno economico; la quarta quella di realizzare e rafforzare un turismo che non sia solo balneare o montano ma anche archeologico e subacqueo, facilitando anche, attraverso un’assistenza finanziaria privilegiata, la creazione delle strutture necessarie all’ospitalità. Si otterrebbe un ritorno economico che aiuterebbe a crescere la nostra debole economia.

Come pensa che le istituzioni locali possano fare squadra e con chi?

Gli Enti locali possono e devono fare squadra fra di loro, come sta cercando di fare il Comune che rappresento, con i Comuni vicini che hanno storie e tradizioni simili, pensare alle vallate delle nostre grandi fiumare sarebbe cosa buona e giusta, così come unire le Associazioni private presenti sul territorio ed anche quelle pubbliche: un ruolo importante potrebbero avere in tal senso le Prefetture, così come un tempo. Naturalmente le somme del PNRR potranno essere richieste ed utilmente impiegate dai nostri Comuni e dai nostri Enti a condizione che la classe politica – superando le quisquiglie partitiche, poiché i partiti ormai sono in fase di liquefazione – sia coesa e capace di avere una visione complessiva della nostra Calabria, tenendo conto delle caratteristiche di ogni territorio con i suoi aggregati ed una burocrazia regionale, provinciale e comunale più dotata di risorse umane ed economiche. Mancando queste due condizioni il PNRR resterà una delle tante occasioni perdute e la fascia ionica rischierà di diventare la vera sponda europea del Nord Africa.