Elogio della “Restanza”

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I veri eroi calabresi non sono i fighetti che puntualmente, ogni agosto, tornano per farci vedere quanto sono belli ed affermati, con le loro macchinone da urlo ed i loro orologi da collezione. I veri eroi sono tutti coloro che non hanno disertato, non cedendo con codardia alle lusinghe degli invasori, ma hanno deciso di morire insieme alle Termopili, consapevoli del fatto che non vale la pena vivere se non lottando per il futuro della propria Terra.

Mi viene spontaneo pensare perché mai, puntualmente ad ogni agosto, nelle bellissime piazze dei nostri centri abitati, vengono fuori come funghi i più disparati “Premi” dedicati a qualche personaggio letterario “locale”.

La mia, talvolta insana, curiosità mi conduce ad alcune riflessioni in merito a queste manifestazioni e soprattutto a chiedermi perché mai ad essere “premiati”, in modo altrettanto puntuale, sono quasi sempre illustri “compaesani” che, guarda caso, “hanno avuto successo fuori dalla loro regione”.

La platea dei “vocati alla gloria” è vasta quanto variegata e si libra tra tutti i campi professionali: si va dall’illustre cardiologo (che non manca mai – la giuria forse vorrebbe, così, mettersi al sicuro.. non si sa mai, un infarto potrebbe sopravvenire in piena cerimonia!), al dipendente ministeriale (che tra un caffè ed un aperitivo ha trovato il tempo anche per scrivere un libro), allo sportivo, al diplomatico, all’imprenditore di successo e, perché no, anche all’avvocato (siamo sempre gli ultimi, non c’è niente da fare!).

Quasi mai, al contrario, tra i nomi degli eletti trovo qualche personaggio del posto.

La cosa, non posso nascondere, mi induce una certa ritrosia, per usare un eufemismo, verso questi cerimoniali pagani, soprattutto per la mia incapacità di capire quale possa essere il motivo recondito che porta a queste scelte a vantaggio esclusivo dei non indigeni.

Ebbene, la risposta è tanto semplice quanto disarmante: si manifesta attraverso queste scelte l’ennesima sudditanza psicologica dei nostri conterranei verso chi viene da fuori, sia esso figlio di emigrati cresciuto professionalmente “fuori regione”, sia esso natio delle lande del nord.

Sudditanza che non merita giustificazione alcuna, è chiaro, in quanto figlia illegittima della restrizione culturale, ovvero dei limiti sociologici degli organizzatori dei suddetti eventi.

Questi signori non si sono mai chiesti, nel loro frettoloso percorso valutativo, perché mai risulti più facile per un calabrese trovare successo, nei più disparati settori professionali, al di fuori della propria regione. 

Semplice! È più facile avere successo in una realtà evoluta piuttosto che in una degradata. È più facile realizzarsi dove i servizi risultano efficienti, dove viene premiato il merito, dove la società offre la possibilità di sviluppare le tue qualità in tutti i campi dello scibile; dove il giovane atleta, giusto per fare un esempio, ha la possibilità di scegliere tra 21 sport differenti e non limitare il campo, come avviene da noi, all’atavica quanto scontata lotta tra calcio e pallacanestro!!!

Vorrei vedere “l’illustre” cardiologo esercitare nei nostri ospedali per un anno, giusto per capire quanto tempo avrebbe impiegato l’aggettivo che lo precede a perdersi nella nebbia delle nostre corsie ospedaliere!

Vorrei vedere l’imprenditore di successo, a parità di sforzo, in quale attività sarebbe riuscito a sfondare se fosse rimasto nella terra natia!

E l’esempio potrebbe estendersi a tutti gli altri eletti.

Tornando ai citati “premi”, non sarebbe più giusto che i cervelloni che organizzano questi eventi iniziassero a volgere lo sguardo verso tutti quelli che hanno scelto di “restare” nella loro terra e di provare a sopravvivere in essa esercitando i loro mestieri e le loro arti con tutte le difficoltà annesse e connesse a tale scelta? 

Se non altro per dare un messaggio nuovo ai giovani, sull’importanza di restare nella propria terra anziché andare a rafforzare le fila chi ci ha sempre guardato con diffidenza.

Carissimi organizzatori di “sagre intellettuali estive” vi invito a considerare l’eventualità di premiare non più “l’illustre cardiologo” del Policlinico di Milano, ma il medico del Pronto Soccorso di Locri che, giorno dopo giorno, si massacra di lavoro nei nostri ambulatori di frontiera; non premiate il diplomatico che “ha avuto successo” nella “selvaggia” Londra, tra drink, aperitivi e belle donne, ma date il giusto riconoscimento alla madre che per pochi euro si rompe la schiena per fare le pulizie in qualche casa del posto non avendo altri sbocchi lavorativi! 

Ecco, i veri eroi calabresi non sono i fighetti che puntualmente, ogni agosto, tornano per farci vedere quanto sono belli ed affermati, con le loro macchinone da urlo ed i loro orologi da collezione. 

I veri eroi sono tutti coloro che non hanno disertato, non cedendo con codardia alle lusinghe degli invasori, ma hanno deciso di morire insieme alle Termopili, consapevoli del fatto che non vale la pena vivere se non lottando per il futuro della propria Terra.

 Pensateci.

Francesco Pelle