Figaro qua, Figaro la… Siamo barbieri di qualità!

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Nel “tempio” di Pepè e Graziano Maida, padre e figlio, dove tra tintinnare di forbici, profumo di schiuma da barba e vibrare di phone ci si ritrova e, tra un taglio ed un altro, si scambiano quattro chiacchiere.

Essere romantici significa anche ricercare e ricordare luoghi e sensazioni che, con il trascorrere del tempo, mutano ma non tantissimo. Il Salone del Barbiere è uno di questi templi dove tra tintinnare di forbici, profumo di schiuma da barba e vibrare di phone ci si ritrova e, tra un taglio ed un altro, si scambiano quattro chiacchiere. È il caso dell’affermato salone soveratese di Graziano Maida, figlio d’arte di Pepè: padre e figlio mi hanno accolto con il sorriso e la sperimentata disponibilità.
(Pepé) Sono 67 anni, ossia dal 1951, che svolgo con piacere questa attività! Sarebbe necessario un intero libro per raccontare quante cose sono accadute, quante ne ho viste; in un salone passa la vita intera in tutte le sue forme ed attraverso tanti personaggi. È difficile da descrivere, ma è bellissimo poter dire di essere stati presenti. Non si tratta soltanto di barba e capelli: è lo scorrere del tempo che, poi, consente di dire: “forse, si stava meglio prima” quando le persone si rispettavano di più. Il mio negozio, inizialmente, era sul corso di Soverato marina, poi siamo stati in via Olimpia, ed oggi mio figlio è in via Zara: tre location per una lunga storia.
Quali tagli andavano di moda negli anni ’50?
(Pepé) Qualche tendenza di quei tempi è tornata oggi: ad esempio il taglio stile ”Umberto”, diciamo a spazzola e all’insù. La moda negli anni si ripete e le acconciature risentono del modo di vivere, degli stili, delle abitudini delle varie epoche.
C’è un aneddoto che ricorda con piacere?
(Pepé) Ce ne sarebbero tanti di episodi divertenti, ma le cose che accadono in un Salone non si possono raccontare, anche se solo ricordarle mi fa sia sorridere che commuovere.
Ed al lavoro, al centro del negozio, c’è Graziano, Vostro figlio: quanto è bravo?
(Pepé) È  più bravo di me (ed una lacrima spunta all’improvviso negli occhi del nostro caro Pepé – n.d.r.). E’stato molto bello vedere che, nell’insegna posta all’ingresso, abbia voluto scrivere proprio “Figlio d’Arte”, ha imparato da me, ed ha fatto tesoro di quanto gli ho trasmesso. La Storia continua.
Signor Graziano, senza interrompere il vostro lavoro, cosa si prova ad essere la seconda generazione? Quanto è difficile continuare una tradizione, mantenendo alto il livello, anzi, innalzando l’asticella?
(Graziano) È stato complicato all’inizio, perché mio padre è una persona molto esigente; ha iniziato ad insegnarmi questo mestiere sin da quando avevo sette anni e, da allora, tantissimo tempo è trascorso: una volta il mestiere del barbiere era diverso, nel negozio si preparava il sistema del totocalcio, oppure si trascorreva un po’ di tempo giocando a dama, a carte. Era un momento di incontro, di ritrovo che acquisiva una sua autonomia rispetto al servizio del taglio di barba e capelli. Le persone venivano per incontrare gli amici; con il passare degli anni c’è stata una trasformazione. Io ho iniziato quando eravamo sul corso, ma già nel momento in cui ci trasferimmo in via Olimpia i tempi erano cambiati.
Ricordo che con le schedine del Totocalcio si toglieva la schiuma da barba dai rasoi …
(Graziano) Esatto! Pian piano queste abitudini sono sparite, il cliente è diventato più riservato, ed esigente con maggiore attenzione per la propria privacy. Così abbiamo scelto di lavorare su appuntamento. Siamo stati i primi a Soverato a fissare ogni giorno soltanto appuntamenti …
Anticipando attività e negozi (penso ad esempio alle banche o ai discount) che da poco hanno scelto questo sistema …
(Graziano) Fortunatamente abbiamo sempre avuto tanti clienti: ricordo che, finita la scuola, molti ragazzi venivano a farsi i capelli, ed il negozio sembrava un’aula durante la ricreazione. C’era una folta presenza di persone che determinava anche un po’ di confusione; diventava difficile lavorare in quelle condizioni. Inizialmente assegnavamo i numeri, poi abbiamo optato per gli appuntamenti, riscontrando il favore dei clienti. Di solito tutti rispettano giorni ed orari, anche se talvolta qualcuno, soprattutto di mattina, preso un po’ dal sonno, non si presenta al momento stabilito, facendomi restare inoperoso.
Quanto è stato emozionante vedere vostro figlio fare la prima barba ad un cliente?
(Pepé) Moltissimo, perché ricordo che lui ha insaponato il cliente che pensava che poi il rasoio passasse nelle mie mani : quando ha visto che non sarebbe stato così, si è “messo a tremare” ( sorriso e risatina – n.d.r.). Devo, però dire che, sin dall’inizio, Graziano è stato bravo riuscendo a conquistare la fiducia dei Clienti.
(Graziano) Ricordo che mio padre mi faceva esercitare utilizzando il rasoio su dei palloncini. Un ottimo metodo per acquistare sicurezza e fare esperienza.
(Pepè) Il valore della Famiglia è importantissimo per me e aver trasmesso questa idea a mio figlio mi rende veramente felice. (altro piccolo momento di commozione – n.d.r.)
Negli anni chi ha frequentato il vostro salone?
(Pepé) Tantissime persone: ricordo Peppe Repice, il Barone Martelli, l’Avvocato Pipicelli, Mico Barbuto. Ancora oggi l’Avvocato Cervadoro, nonostante non possieda “una capigliatura complessa”, quando si siede mi chiede di realizzare un’acconciatura sempre diversa riferendosi a dei tagli che lui identifica tramite numeri, affermando di averli visti sulle riviste specializzate e causando, tra i clienti che non lo conoscono, stupore e meraviglia. La sua frase tipica e:” La mia testa si presta, per cui stavolta facciamo il numero …”
Siamo in un negozio “fashion”, alla moda, dove fate praticamente di tutto (avendo la disponibilità dei capelli), può indicare un taglio particolare che vi è stato chiesto?
(Graziano) Ovviamente i tagli più difficili sono quelli collegati a capigliature folte. La maggior parte dei ragazzi oggi preferisce il taglio corto con la sfumatura a pelle; i capelli lunghi richiedono maggiore applicazione, ma ritengo che ogni tipo di lavorazione necessiti di attenzione e cura dei dettagli. Ringraziando Dio, e sentendo anche cosa dicono i clienti, qui riusciamo a soddisfare ogni esigenza. Sin da bambino ho frequentato il salone e, negli anni, ho potuto vedere tanti cambiamenti. In passato c’era maggior rispetto tra le persone, mentre oggi si insegue solo il denaro. Anche i rapporti tra colleghi erano più genuini ed umani. Oggi a volte non ci si saluta neppure e questo mi rattrista un po’. Negli anni ottanta i saloni magari erano uno di fronte all’altro e ognuno frequentava anche il salone dei colleghi. Oggi, invece il primo timore è pensare che si vogliano sottrarre i clienti. Siamo tutti in concorrenza tra noi.
Quali caratteristiche deve possedere un bravo barbiere?
(Pepé e Graziano) Gentilezza, pazienza ed umiltà. Anche nel servire sono necessarie personalità ed intelligenza. Prima di tutto l’educazione! Con queste doti è possibile superare ogni difficoltà, trattando i clienti nel modo migliore possibile, facendoli sentire a proprio agio e fornendo le soluzioni estetiche di cui hanno bisogno. Oggi, dopo tanti anni di attività mi piace fare “il ragazzo di bottega” per mio figlio.
Chi è più bravo tra padre e figlio?
(Pepè) Confermo quanto già detto: mio figlio.

(Graziano) Lo è stato prima mio padre, ai suoi tempi, e poi, grazie a lui, lo sono diventato io!

Giorgio De Filippis