I nostri inviati speciali nell’inferno d’Aspromonte

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Siamo stati in Aspromonte ed abbiamo raccontato già nello scorso numero questa tragedia epocale che segnerà la vita degli abitanti di questat erra. Ci siamo tornati per dare a penne più raffinate la possibilità di vedere dal vivo, la possibilità di visitare i luoghi dell’incendio e cercare di capire l’entità del danno subito dalla nostra montagna. Abbiamo invitato molte persone a prendere parte a questo tour, ed alcuni scrittori hanno accettato. Domenica 15 agosto siamo partiti da San Luca e nel centro della montagna abbiamo raggiunto quelli che erano partiti da Gambarie. Da lì abbiamo girato dalla valle infernale ad altre zone colpite e di seguito leggere cosa abbiamo visto. Infine mi preme ringraziare chi ha colto il mio appello e si è sacrificato domenica di ferragosto. Ilario Ammendolia, Gioacchino Criaco. Domenico Giorgi, Tommaso Marvasi, Antonio Marvasi, Toto Stranges, Leo Autelitano e Mimmo Gangemi. I pezzi sugli incendi che hanno colpito il cuore dell’Aspromonte li trovate nelle pagine 6 e 7.

Ormai è chiaro, la partita sul fuoco in Aspromonte deciderà come chiuderla la natura. Un mese di fuoco, poi una tregua concessa con la sparizione dello Scirocco. Ora il vento si è rialzato, il fuoco è ripartito per il giro finale: salvezza o morte. Tutto si può distruggere, molto potrebbe ancora essere salvato. Lo Stato, in tutte le sue declinazioni, dal centro alla periferia, ha messo in mostra l’enormità delle proprie deficienze, che le eccellenze e il sacrificio dei pochi non le hanno potuto colmare. Sì è fatto quello che si è potuto fare, dati gli handicap di partenza. Sì è giocato a rimpiattino: difese diurne e ribaltamenti notturni. Di giorno è sembrato poter vincere, di notte si è dato il tempo alla reazione del nemico. E ora siamo alla resa dei conti. Perdiamo tutto. Salviamo ciò che resta. Questa è l’ultima occasione, lo Stato e tutte le sue emanazioni dovrebbero mettere in campo ogni energia, darne fondo. Lo stesso dovrebbero fare tutti i calabresi. Non possiamo perdere l’Aspromonte. Non è immaginabile veder morire esseri millenari. Abbandonare al fuoco il meglio. Perché dopo ci resta il mare, e pure quello se fosse incendiabile alcuni dei nostri gli darebbero fuoco, e comunque lo distruggiamo diversamente. È l’occasione per tutti, pure per quelli che i roghi li hanno accesi. Ci si potrebbe inchinare davanti alle proprie responsabilità, pagarne un prezzo. Stabilire un punto. Una partenza diversa. La fine della stagione del disamore. È ancora il tempo di farcela, di fare il possibile. L’ipotesi di mollare non deve essere messa in considerazione. Sarebbe la fine. Facciamo la danza della pioggia, lo sappiamo che quella sarebbe risolutiva; intanto facciamo il possibile, ritroviamo lucidità, raccogliamo le forze. Le polemiche dopo, dopo la pioggia. Litigheremo in modo feroce, se avremo salvato qualcosa. Senza salvataggi ci sarà solo vendetta. La definitiva sparizione di un contesto. Draghi, Spirlì, Falcomatà, si dovrebbero mettere sulla strada di Montalto. Sulla Sella fra due mari si dovrebbero accovacciare i candidati di ottobre; tutti, presidenti e consiglieri. È l’ultimo giro, che sia quello buono. Ancora ci dobbiamo provare, altrimenti sarà frontiera, un tempo amaro.

Le parole di Mimmo Gangemi:”Sono contento che il Presidente del Parco d’Aspromonte, Leo Autelitano, sia un figlio della montagna. Prendo atto che avevo avuto delle informazioni diverse, polemiche strumentali che cercavano di spirare al fenomeno in un altro modo. Oggi, ho capito che questa terra, come al solito, invece di collaborare e aiutare di risolvere i problemi cerca a tutti costi dei capri espiatori, spesso per fatti personali. Per fortuna un fatto drammatico, come quello degli incendi, è stato arginato, per questo mi sento di dire grazie al Presidente Autelitano e quanti hanno collaborato, affinchè questo disastro venisse limitato. Sono contento per aver scoperto la verità”.

La dichiarazione di Ilario Ammenodolia:”Io penso che i fallimenti ci sono, l’incendio ne è una dimostrazione, la Regione Calabria, che pensavamo potesse avvicinarsi a questa problematica, ha fallito miseramente. Quando c’è un incendio, deve esserci una strategia, qualcuno deve dire se da dove parte l’incendio e i mezzi a disposizione. Questa vicenda, invece, ci dimostra che una strategia non c’è stata: né una strategia preventiva né una di attacco. Ora bisogna partire da questo, per capire cosa proporre quando l’incendio si presenterà di nuovo. Questo deve diventare qualcosa di propositivo, non qualcosa di agitatorio. Non è possibile che non si trovano i soldi per fa”

 

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