Il popolo delle cantine

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Nelle sere di inverno, quando i venti freddi e la pioggia fitta e malinconica cadeva sul paese, le cantine si riempivano: contadini, mulattieri, braccianti, pecorai, artigiani, operai scolavano bicchieri di vino rosso, accompagnandolo con fave e ceci abbrustoliti. Solo loro sapevano che quelle poche ore in cantina, altro non era che un supplemento del loro lavoro, forse quello più faticoso, ma necessario per poter sostenere la loro insostenibile lotta per l’esistenza

Ho trovato sempre strano che nei territori in cui spesso mancava il pane, il terreno più fertile fosse destinato alla coltivazione delle vigne. Soltanto qualche vite produceva uva da tavola, il resto era destinato al vino.
Ed in paese non c’era viuzza, strada o piazza in cui non trovasse posto almeno una cantina di vino con tanto di “Frasca” sulla porta. Nelle sere di inverno, quando i venti freddi e la pioggia fitta e malinconica cadeva sul paese, le cantine si riempivano: contadini, mulattieri, braccianti, pecorai, artigiani, operai scolavano bicchieri di vino rosso accompagnandolo con fave e ceci abbrustoliti, con qualche castagna arrostita tra la cenere, lupino salato o un pugno di olive.
I più “Fortunati” si dividevano qualche aringa arrostita o le “Sarde salate”. In cantina, altro non c’era. Lentamente tra gli avventori si creava un clima di calore umano e di quasi complicità al punto tale che, dopo un certo tempo di abituale frequentazione , non riuscivano più a farne a meno
La cantina si trasformava nel bozzolo della vita, ed il vino aveva il sapore del latte materno per questi eterni poppanti sempre bisognosi di protezione ed avidi di amore. Nel braciere la fiammella diveniva sempre più fioca, ma continuava a calamitare gli sguardi smarriti brillando nella penombra e, in un’atmosfera cangiante tra l’euforia e l’angoscia estrema, qualcuno iniziava ad introdurre discorsi sulle “Anime dannate” che vagavano tra le vie del paese senza riposo, di capre indemoniate, di diavoli assassini, di spiriti decollati, di preti esorcisti. E quegli uomini, di nuovo bambini, avevano paura e si stringevano tra loro senza farsi notare dagli altri. L’odore del vino e delle aringhe si mescolava con quello del tabacco bruciato in pipe artigianali. E quando il tabacco mancava, veniva sostituito dalle foglie di vite essiccate.

 

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