Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 4 Agosto.

Accadde che:

1848 (173 anni fa): ipodestà di Milano firma la resa della città al maresciallo Radetzky, dopo le Cinque giornate di Milano. Si tratta di un’insurrezione popolare, patriottica e risorgimentale anti-austriaca avvenuta nel capoluogo milanese, allora facente parte del Regno del Lombardo-Veneto, a sua volta parte dell’Impero austro-ungarico sotto l’imperatore Francesco Giuseppe. Le cinque giornate, che portarono a una breve liberazione dal dominio austriaco, rientrano appieno all’interno dei moti risorgimentali italiani ed europei che sconvolsero e attraversarono l’intera Europa nel 1848-1849, furono anche il preludio della I guerra di indipendenza (1848-1849). Le ‘Cinque Giornate di Milano’ vennero combattute dal 18 al 22 marzo 1848, a Milano, tra la popolazione della città e le truppe austriache. La città insorse e, dopo cinque giornate di violenti combattimenti contro le truppe austriache, al comando del maresciallo Radetzky, si liberò degli occupanti. Nella terza giornata il consiglio di guerra milanese respinse la proposta di armistizio degli austriaci e costituì un governo provvisorio. Il giorno successivo i milanesi conquistarono tutte le caserme e le posizioni tenute ancora dagli austriaci; in serata iniziò la ritirata di Radetzky e delle sue truppe dalla città. All’alba del 23, dopo aver aperto le sue porte, Milano liberata accolse i primi patrioti volontari provenienti da Genova e Torino. Lo stesso giorno il re di Sardegna, Carlo Alberto, emanò il proclama in cui annunciava ai popoli della Lombardia e del Veneto che stava accorrendo con il suo esercito in appoggio agli insorti. Tuttavia, il re il 4 agosto decise di porre fine alla guerra, scatenando l’ira dei milanesi.

1944 (77 anni fa): una soffiata di un informatore olandese porta la Gestapo in un’area sigillata di un magazzino di Amsterdam dove si nascondono Anna Frank e la sua famiglia. Anna e la famiglia furono traditi, arrestati, prelevati dall’alloggio in cui erano rimasti nascosti per due anni e poi deportati nei campi di concentramento.  Nel 1933, Otto ed Edith Frank e le figlie Margot e Anna fuggirono dalla Germania nazista e si stabilirono nei Paesi Bassi. Ma nell’estate del 1942 per gli ebrei olandesi la vita era sempre più dura. Furono costretti a indossare le stelle gialle e fu proibito loro di lavorare, spostarsi in tram, sedersi su una panchina del parco e persino di andare in bicicletta. Così la famiglia decise di nascondersi nei piani superiori dell’azienda di Otto Frank ad Amsterdam. A loro si unì un’altra famiglia: Auguste ed Hermann van Pels con il figlio Peter e un dentista di nome Fritz Pfeffer. Per più di due anni hanno vissuto in clandestinità, costretti in spazi angusti. Le famiglie nascoste erano tutt’altro che al sicuro: sulla testa degli ebrei pendeva una taglia e Amsterdam era piena di informatori e funzionari nazisti; nei Paesi Bassi quasi 100.000 ebrei erano già stati inviati nei campi di sterminio. Quella mattina, alle ore 10:45, la Gestapo arrivò nell’azienda e iniziò la ricerca, fino a scoprire il passaggio di una libreria. All’interno tutti gli abitanti della dependance segreta erano riuniti nella camera dei Frank con le mani in alto e, vennero  portati via uno a uno. Nel marzo del 1945, Anne e Margot contrassero il tifo nel campo di concentramento di Bergen-Belsen e non si ripresero più; anche la madre non sopravvisse all’olocausto. Unico sopravvissuto della famiglia fu il padre Otto, che gl giorno in cui apprese il destino delle figglie, gli fu consegnato il diario di Anna dicendo: ”Ecco l’eredità di tua figlia Anna per te”. Per qualche tempo non riuscì a leggere il diario, ma alla fine si convinse che fosse un’ importante testimonianza della persecuzione che molti hanno sofferto per mano dei nazisti e decise di pubblicarlo. Il diario di Anna Frank, da allora, è stato tradotto in oltre 70 lingue e ha venduto oltre 30 milioni di copie.

Nata oggi:

1906 (115 anni fa): nasce a  Ostenda (Belgio) Maria Josè Carlotta Sofia Amelia Enrichetta Gabriella di Sassonia Coburgo-Gotha, più nota come Maria José del Belgio, moglie di Umberto II di Savoia, ultima regina consorte d’Italia prima della proclamazione della Repubblica. Si tratta della sovrana consorte con il più breve regno nella storia dell’Italia unita. Terzogenita di Alberto I re dei Belgi e di Elisabetta di Baviera, cresce in una delle corti più moderne d’Europa, frequentata da intellettuali e scienziati come Einstein. Ricevette un’educazione che ne sviluppò lo spirito critico, assecondando la sua passione per la lettura, la musica e la pratica sportiva, in particolare l’alpinismo. Nel 1918, a Battaglia, nei pressi di Padova, nel corso di una visita dei reali del Belgio al fronte italiano,  incontrò per la prima volta Umberto di Savoia. Il matrimonio tra i due era stato deciso dalle due case regnanti per rinsaldare i loro rapporti. Il matrimonio venne celebrato a Roma, nella cappella Paolina del palazzo del Quirinale, l’8 gennaio 1930. Fin dall’inizio il rapporto di Maria Josè con l’ambiente di corte fu caratterizzato da una certa freddezza, da diffidenza reciproca e da momenti di insofferenza, non sentendosi accettata per il suo modo di essere, ritenuto snob e sofisticato. La principessa cercò di costituire intorno a sé un circolo di letterati, artisti e musicisti. Anche se, per educazione e cultura, si sentiva estranea al fascismo, per diverso tempo mantenne rapporti corretti e anche cordiali con Mussolini, in seguito ebbe un atteggiamento di opposizione al regime, con una profonda avversione anche nei confronti di Hitler. Delle altrettanto drammatiche condizioni dell’Italia in guerra, occultate dalla propaganda di regime, la principessa ebbe modo di rendersi conto di persona, nel corso delle visite agli ospedali, compiute come ispettrice generale della Croce rossa. In seguito all’abdicazione di Vittorio Emanuele III, che portò sul trono suo marito Umberto, il 9 maggio 1946, divenne regina. Il 2 giugno 1946, secondo concordi testimonianze, la regina depose nell’urna del referendum scheda bianca e diede il proprio voto per la Costituente al partito socialista e a Saragat. In seguito all’esito referendario, l’ormai ex regina anticipò sulla via dell’esilio il marito Umberto e il 6 giugno a Napoli, insieme con i quattro figli, s’imbarcò alla volta del Portogallo. La nuova situazione rese evidente che gli ex sovrani non costituivano una coppia unita e pertanto, liberi da obblighi istituzionali, scelsero di vivere separati: Umberto a Cascais, in Portogallo e Maria josè a Merlinge, in Svizzera. Il 23 dicembre 1987, il governo italiano decretò l’inapplicabilità a Maria Josè della XIII disposizione transitoria e finale della costituzione, che vietava agli ex re di casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. A parere del Consiglio di Stato, in seguito alla morte di Umberto, avvenuta il 18 marzo 1983, era infatti venuto meno il suo stato di consorte. La sua prima visita legale in Italia avvenne il 1° marzo 1988 ad Aosta per assistere a un convegno storico, dedicato alla figura di San Anselmo. Muore a Ginevra (Svizzera) il 27 gennaio 2001. Per suo espresso volere venne sepolta nella storica abbazia di Hautecombe, in Alta Savoia, accanto alla tomba del marito Umberto.