La lettera contro la chiusura dello Stadio

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La lettera che Giuseppe Racco ha indirizzato alla Commissione Straordinaria che regge il Comune di Siderno per chiedere risposte per la chiusura dello Stadio cittadino.

L’altra sera sul portoncino d’entrata del campo sportivo era affisso un cartello in cui vi era scritto che dal 5 agosto lo stadio comunale “rimane chiuso nel pomeriggio sino a nuovo ordine”. Si è appreso per via informale che il custode andava in ferie.

Si è rimasti, però, esterrefatti, quando si è venuti a conoscenza che i dipendenti addetti alla custodia e alla cura del campo risultano nel numero di due unità. Ci si chiede come sia possibile che gli organi dirigenziali competenti non abbiano preso in considerazione l’utilizzo dell’altra unità per aprire lo stadio nel pomeriggio, in cui si riversano quasi tutti gli utenti visto il caldo del mattino, e renderlo fruibile nel periodo agostano, in una città come Siderno, definita a vocazione turistica, interrompendo di fatto un pubblico servizio. Anche l’ipotesi di un solo addetto non giustificherebbe comunque la chiusura dell’impianto nel periodo di maggiore afflusso di gente. I dirigenti avrebbero dovuto trovare un’adeguata soluzione ma non hanno avuto la sensibilità di farlo. Sarebbe bastato un ordine di servizio.

Oramai da anni, da quando è andato in pensione il sig. Vincenzo Pasqualino,  la vicenda dell’impianto sportivo è diventata una telenovela. Più volte ci siamo presentati presso il Comune e abbiamo manifestato la necessità sia al dirigente preposto sia ai Commissari che lo stadio rimanga  aperto tutto l’anno, oltre a ricevere garanzie dagli stessi circa il rinnovo parziale della pista di atletica nei punti in cui risulta particolarmente rovinata perché oramai vetusta, l’uso degli spogliatoi lato monte, la pulizia delle erbacce che stanno crescendo dentro e fuori la pista. Niente di tutto questo è stato mantenuto da chi dovrebbe costituire un esempio di senso civico e che trova il tempo di fissare incontri con associazioni e Consulta Cittadina, senza sortire però alcun effetto riguardo ai basilari diritti dei cittadini. D’altra parte, forse, si pretende un po’ troppo da un’amministrazione comunale che appare in seria difficoltà nel dimostrarsi efficiente nella pulizia delle strade e nel mantenimento del decoro urbano, come dovrebbe essere in un paese in cui si rispettino le più elementari regole di civiltà e che, invece, ogni giorno, vengono violate senza che mai si veda in giro un fantasma di vigile urbano e dove la presenza dello Stato, attraverso le figure dei Commissari, dovrebbe garantire un’assoluta condizione di legalità.

Quel che risulta ancora più grave, nel caso di specie, e riguardo a cui si pretendono  legittimi ragguagli su come viene speso il denaro pubblico, sta nel fatto che l’ente e i suoi cittadini vengono privati dell’unico bene pubblico che offre l’opportunità di svolgere attività sportiva all’aperto a giovani ed anziani pur avendo a disposizione le unità lavorative idonee alla custodia dell’impianto sportivo. Negli anni anche la squadra di calcio della città non ha potuto usufruire del terreno di gioco, la sezione degli arbitri ha smesso di mandare i suoi tesserati a svolgere la preparazione atletica e tante gare di livello regionale non si sono potute più effettuare.

È stato riferito che lo stadio non sarebbe in regola con la normativa concernente l’agibilità ma nulla è stato fatto in merito. L’impianto viene chiuso d’inverno e riaperto d’estate, e ciò è accaduto ancora prima dell’emergenza epidemiologica, senza alcuna motivazione, con conseguente disservizio, ingenerando nella cittadinanza una grave forma di sfiducia nei confronti dei soggetti preposti al conseguimento di fini di pubblica utilità, con conseguente danno all’immagine della città.

Pertanto delle due l’una: o l’impianto presenta tutte le condizioni per rimanere aperto, sia nel periodo estivo che in quello invernale, mediante un utilizzo appropriato della forza lavoro in esso impiegata, oppure lo si chiuda per un determinato periodo nel caso di eventuale rinnovo dell’impianto, impiegando però quella stessa forza lavoro in altre attività utili alla collettività. I cittadini sidernesi hanno il diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici ed i risultati che si ottengono in ragione degli impieghi effettuati. Certo è che alla cittadinanza e all’intera locride appare ingiusto non potere usufruire di una struttura che rappresenta il fiore all’occhiello di tutta la regione Calabria, che nel passato ha dato lustro alla città con lo svolgimento di manifestazioni di livello e che oggi rischia di trasformarsi in un’altra cattedrale nel deserto nonostante i dipendenti impiegati con specifiche funzioni.

L’auspicio è che venga trovata una soluzione definitiva ed immediata a tale questione e che lo stadio continui a rimanere aperto per il bene comune. Diversamente ci rivolgeremo agli organi sovraordinati competenti.

Giuseppe Racco