Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 14 Agosto.

Accadde che:

1941 (80 anni fa): Massimiliano Kolbe  muore nel bunker della fame ad Auschwitz, dopo essersi offerto volontario al posto di un altro prigioniero. Non sopportò di vedere un padre di famiglia condannato a morire di fame nel campo di sterminio di Auschwitz e offrì la propria vita al suo posto. San Massimiliano Kolbe, sacerdote polacco, morì così, nel segno della carità totale. Nato nel 1894, fondò il movimento di evangelizzazione Militia Immaculatae, nel 1917. Fu missionario coraggioso in Giappone negli anni Trenta e cercò di diffondere la parola di Dio, attraverso i mezzi di comunicazione che il mondo di allora offriva, tanto da divenire patrono dei radioamatori. È stato beatificato nel 1971, sotto il Pontificato di Paolo VI, e canonizzato nel 1982 da Giovanni Paolo II. Il 28 maggio 1941 Kolbe giunse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove venne immatricolato con il numero 16670 e addetto a lavori umilianti come il trasporto dei cadaveri. Venne più volte bastonato, ma non rinunciò a dimostrarsi solidale nei confronti dei compagni di prigionia. Nonostante fosse vietato, in segreto, celebrò due volte una messa e continuò il suo impegno come presbitero. Alla fine del mese di luglio, dello stesso anno, venne trasferito al Blocco 14 e impiegato nei lavori di mietitura. La fuga di uno dei prigionieri causò una rappresaglia da parte dei nazisti, che selezionarono dieci persone della stessa baracca per farle morire nel cosiddetto bunker della fame. Quando uno dei dieci condannati, Franciszek Gajowniczek, scoppiò in lacrime dicendo di avere una famiglia a casa che lo aspettava, Kolbe uscì dalle file dei prigionieri e si offrì di morire al suo posto. In modo del tutto inaspettato, lo scambio venne concesso: i campi di concentramento erano, infatti, concepiti per spezzare ogni legame affettivo e i gesti di solidarietà non erano accolti con favore. Kolbe venne quindi rinchiuso nel bunker del Blocco 11. Dopo due settimane di agonia, senza acqua né cibo, la maggioranza dei condannati era morta di stenti, ma quattro di loro, tra cui Kolbe, erano ancora vivi e continuavano a pregare e cantare inni a Maria. La calma professata dal sacerdote impressionò le SS addette alla guardia, per le quali assistere a questa agonia si rivelò scioccante. Kolbe e i suoi compagni vennero quindi uccisi il 14 agosto 1941, vigilia della Festa dell’Assunzione di Maria, con una iniezione di acido fenico. I loro corpi vennero cremati il giorno seguente e le ceneri disperse. Secondo la testimonianza di Franciszek Gajowniczek, Padre Kolbe disse ad Hans Bock, il delinquente comune nominato capoblocco dell’infermeria dei detenuti, incaricato di effettuare l’iniezione mortale nel braccio: «Lei non ha capito nulla della vita…» e mentre questi lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: «…l’odio non serve a niente… Solo l’amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria ». Franciszek Gajowniczek riuscì a sopravvivere ad Auschwitz. Tornato a casa, trovò sua moglie viva, ma i suoi due figli erano rimasti uccisi durante un bombardamento russo. Morì nel 1995.

1947 (74 anni fa): India e Pakistan ottengono l’indipendenza dal Regno Unito. Il Pakistan commemora l’evento il 14 agosto, l’India il 15. L’indipendenza fu concessa dai britannici dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Spinto dal movimento anticolonialista, estenuato da una lunga serie di violenze, Lord Mountbatten, l’ultimo viceré britannico, propose la creazione di due stati su tre territori: quella che oggi è India, il Pakistan occidentale e quello orientale, divisi da 2.000 chilometri di territorio indiano. Nell’imminenza della data della partizione circa 15-17 milioni di persone si misero in movimento per raggiungere le proprie aree: musulmani in viaggio verso il Pakistan, indù e altri in marcia per l’India. I due Paesi si scambiarono treni carichi di vivi, ma anche treni carichi di morti, destinati ai rispettivi territori. Lungo le rotte migratorie, carovane sempre più lunghe di disperati si incrociarono fuggendo verso la nuova patria, l’India per gli hindu e i sikh, il Pakistan per i musulmani. Durante queste fughe da villaggi e città martoriate, i profughi continuarono ad essere bersaglio di violenze inaudite da parte delle comunità rivali. Due secoli di dominazione inglese finirono così, con un esodo di massa di milioni di persone e massacri di grande ampiezza tra le diverse comunità. Poi, già a ottobre del 1947, tra i due stati scoppiò una prima guerra per il possesso della provincia ancora oggi contesa del Kashmir. Due anni dopo si arrivò a un cessate-il-fuoco sotto l’egida dell’Onu. Il Kashmir è da allora diviso in due settori separati da una linea di controllo: due terzi della provincia sono amministrati dall’India, un terzo dal Pakistan.

Scomparso oggi:

2003 (18 anni fa): muore a Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) Enzo Agostino meridionalista e poeta. Nato a Gioiosa Jonica il 20 dicembre 1937, ai suoi luoghi rimarrà legato tutta la vita in un intenso rapporto di amore-odio. È stato un intellettuale organico alla civiltà calabrese, meridionalista per sempre, nel combattimento per il riscatto del Mezzogiorno e della Calabria. È stato poeta precocissimo quasi a tutti nascosto, tranne che a pochi amici e, in gioventù, alla sorella; severo selezionatore dei propri scritti, rimase volontariamente inedito fino al 2003. L’incontro con tre amici fiorentini, la loro ammirazione, farà via via breccia nel muro della sua riservatezza e lo convincerà a pubblicare “Coccia nt’ o’ gramoni”, la splendida silloge in dialetto gioiosano, uscita nel 2003, pochi mesi prima della scomparsa. Della successiva “Inganni del tempo” aveva preparato il menabò e stabilito il titolo, gli amici la faranno uscire postuma nel maggio 2004. Nella sua poesia risulta eccelso sul tema della morte. Tutto il suo universo poetico è attraversato da un irriducibile dualismo: tra il cielo plumbeo e soffocante del suo animo che getta lampi di tenebre, di inquietudine, di sofferenza, e la struggente bellezza della natura a lui d’intorno; tra la bellezza lancinante di un’alba, di un tramonto o di una notte stellata e la condizione di abbandono e di violenza della sua terra calabra: da lui amata e da cui si sente tradito. Già nei primi anni cinquanta, aveva deciso di iscriversi alla Federazione Giovanile Socialista, proseguendo così le tradizioni politiche familiari, nelle quali trovava nutrimento la sua passione per gli ideali di libertà e di uguaglianza. In seguito, parteciperà attivamente all’amministrazione del Comune di Gioiosa Jonica, fino al 1992, quando decise di ritirarsi da ogni attività. È stato un politico e intellettuale ammirato, spesso consultato nella sua Locride e altrove. Tra le carte inedite, depositate all’Archivio Vieusseux di Firenze, si trova anche copia delle toccanti e appassionate parole che il poeta giovanissimo pronunciò, su richiesta dei compagni di partito, per i funerali del senatore socialista Agostino illustre omonimo, ma non parente.