Il tempo dei ricordi

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Luciano Pavarotti on stage at the Poplar Creek Music Theater in Hoffman Estates, Illinois, August 13, 1984. (Photo by Paul Natkin/Getty Images)

Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 29 Aprile.

Accadde che:

1429 (592 anni fa): durante la guerra dei 100 anni, Giovanna D’Arco rompe l’assedio di Orléans infliggendo una pesante sconfitta alle truppe inglesi. Un momento che segnò le sorti del conflitto. Questa interminabile battaglia nasce principalmente dalla disputa per il trono del Regno di Francia: alla morte di Filippo IV, il trono francese si trova a essere conteso tra due suoi nipoti, Carlo di Valois e il re di Inghilterra Edoardo III, figlio di Isabella di Francia. Le due potenze duelleranno per 116 anni, dal 1337 al 1453, con tregue e momenti di pace che si susseguirono durante questo periodo. A cambiare le sorti del Regno francese, è stata Giovanna d’Arco, una contadina dalle umili origini, che si recò da Carlo VII affermando che l’arcangelo Michele e le sante Caterina d’Alessandria e Margherita d’Antiocchia la spingevano ad agire per il bene della Paese e, in effetti, la guerra si concluse con la vittoria dei francesi.

1961 (60 anni fa): in Italia, Luciano Pavarotti debutta nel mondo dell’opera nel ruolo di Rodolfo ne “La bohème” di Giacomo Puccini, al teatro municipale Romolo Valli di Reggio Emilia. È stata una serata memorabile e Pavarotti, da quel giorno, conserverà sempre un legame speciale con l’opera di Puccini. Per ammissione dello stesso Pavarotti il ruolo di Rodolfo è rimasto quello più rappresentativo del suo repertorio, tanto che sarebbe divenuto nel corso della sua carriera una sorta di suo alter ego sul palco. La sua voce estesa di tenore chiaro, unica per morbidezza, lucentezza e perfezione tecnica, unita ad innate doti comunicative, gli aprirà le porte dei più grandi teatri del mondo. Big Luciano era certamente consapevole di essere uno degli ultimi testimoni del Belcanto e, suo malgrado, sapeva che l’opera, la musica come prima veniva intesa, era sulla strada della decadenza; un declino drammatico di un’intera epoca, dettato dal ritmo dei tempi che cambiavano, al quale era impossibile opporsi, e che coincideva per uno strano caso del destino con la fine della sua carriera. Così, proprio nel momento in cui tutto stava morendo, ha provato a salvarla, a tenerla in vita, lasciandola al cuore e alla mente delle persone.

Nato oggi:

1895 (126 anni fa): nasce a San Pietroburgo (Russia) Vladimir Jakovlevič Propp  linguista e antropologo russo. Vladimir Propp ha esteso l’approccio del formalismo francese allo studio della struttura narrativa: il primo orientamento, infatti, consiste nello spezzettare le strutture delle frasi in una serie di elementi analizzabili chiamati morfemi; per analogia, Propp adotta questo metodo nell’analisi delle fiabe popolari russe. Smembrando un vasto numero di racconti popolari russi in unità narrative più piccole, Propp è stato in grado di estrarre da essi una tipologia, più o meno fissa, di struttura narrativa. Ha dimostrato che ad ogni favola soggiace una struttura monotipica, sempre uguale, basata sul susseguirsi di funzioni. Ogni personaggio può inoltre essere classificato a seconda della funzione svolta: eroe, aiutante, donatore, antagonista, falso eroe, principessa e mandante. Tra le sue opere:  “I canti popolari russi” e “Morfologia della fiaba”. Muore a Leningrado il 22 agosto 1970.