Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 16 Maggio.

Accadde che:

1770 (251 anni fa): si celebrano le nozze, a Versailles, del Delfino futuro Luigi XVI con una ragazzina di quattordici anni, l’arciduchessa Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena. I due sposi percorsero il lungo tratto di strada dagli appartamenti reali alla cappella di Luigi XIV mano nella mano, lei in abito a “Grand paniers” in broccato argenteo decorato, con pietre preziose e uno strascico lunghissimo, retto da un numero imprecisato di paggi, lui vestito in raso bianco e tessuto d’oro, nel quale pare avesse dichiarato di sentirsi “Come un uccello impagliato”. Dietro di loro i principi reali e, a seguire, nobili di certificate dinastie di sangue blu, dame di corte in uno scintillio di gioielli, un grande sfoggio di abiti sontuosi e parrucche incipriate. In Chiesa erano attesi dall’Arcivescovo di Reims, che iniziò la cerimonia con la benedizione dell’anello nuziale e delle tredici monete d’oro, come previsto dal rito cattolico. Il Delfino infilò all’anulare della sposa l’anello e le consegnò le monete come dono rituale. Poi entrambi si inginocchiarono per la recita del Pater noster, mentre un baldacchino d’argento veniva tenuto sospeso sopra le loro teste e, infine, ricevettero la benedizione dell’Arcivescovo. Anche la firma dell’atto nuziale era regolata da un rigido protocollo: la prima spettava al re e a seguire tutti i parenti in ordine gerarchico. Firmò anche Maria Antonietta naturalmente e, mentre stava scrivendo il suo nome, una macchia di inchiostro cadde sulla pergamena, macchiandola irrimediabilmente. Questo fu interpretato dai presenti come un triste presagio. Queste nozze erano necessarie per contrastare le mire espansionistiche sul continente europeo della Prussia, grande nemica dell’Austria e coalizzata con l’Inghilterra dagli anni successivi alla pace di Aquisgrana.

1975 (46 anni fa): Junko Tabei, alpinista giapponese scala l’Everest, all’’età di 35 anni, diventando la prima donna a realizzare tale impresa. Ci arrivò accompagnata solo dal suo sherpa, Ang Tsering. Cominciò ad appassionarsi di montagna e alpinismo quando aveva 10 anni, durante una gita scolastica, durante la quale salì per la prima volta sul Monte Asahi. Da adolescente cominciò a fare diverse cose, che erano poco accettate nella società giapponese di allora, come per esempio gestire un club per donne specializzato di alpinismo. Tra il 1990 e il 1991, raggiunse la vetta del Monte Vinson: la cima più alta dell’Antartide. Nel giugno del 1992, salendo il Puncak Jaya, in Indonesia, divenne la prima donna a completare le Seven Summits: le montagne più alte per ciascuno dei sette continenti della Terra (si considera a tal fine l’America divisa in due continenti, secondo l’uso dei paesi di cultura inglese, cinese  e russa). Oltre alla carriera alpinistica, è stata impegnata sul fronte ecologista. Nel 2000 completò uno studio post-laurea all’università di Kyushu, focalizzato sul degrado ambientale dell’Everest, causato dai rifiuti abbandonati dalle spedizioni alpinistiche. È stata anche direttrice dell’Himalayan Trust of Japan, una organizzazione attiva a livello globale nella conservazione degli ambienti in quota, riuscendo a realizzare la costruzione di un inceneritore per eliminare i rifiuti lasciati dagli scalatori. Junko Tabei morì nell’ottobre 2016 di cancro, pur essendo malata dal 2012 scalò vette fino al 2015.

Scomparso oggi:

1703 (318 anni fa): muore a Parigi Charles Perrault scrittore. Nato a Parigi il 12 gennaio 1628 è stato il più grande autore di fiabe della storia europea, fiabe tradotte in tutto il mondo e conosciute da più generazioni. Al suo nome sono legate le storie raccolte nella celebre “Histoire ou contes du temps passé”, la quale mette insieme alcune delle fiabe più famose di sempre, come “Cappuccetto Rosso”, “Barbablù”, “La bella addormentata”, “Pollicino”, “Cenerentola” e “Il gatto con gli stivali”. Dal punto di vista della critica letteraria, l’opera di Perrault segna il passaggio dal racconto popolare alla vera e propria fiaba moderna, di cui è artefice in tutto e per tutto. Diverse fiabe furono non tanto da lui inventate quanto ispirategli dal primo scrittore italiano, nato in epoca barocca, Giambattista Basile. Importante precisare che se le fiabe di Basile erano destinate a un pubblico adulto, Perrault ne modificò la qualità e la destinazione. Nel tempo, proprio in virtù del fatto che il destinatario era il bambino, le fiabe furono progressivamente “Ripulite” da elementi considerati proibiti nell’infanzia. E fu sempre Perrault a dare, per primo, un senso e una morale a questo genere di storie, con intenzioni educative.