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In quanti siamo andati a votare?

Il 25 settembre il 63,91% in Italia si è recato alle urne, mentre nel 2018 sono stati il 72,94%. In Calabria la situazione è ancora più allarmante. Se prendiamo un comune abbastanza rappresentativo della situazione calabrese, come può essere Siderno, si nota come l’affluenza attuale si ferma al 45,9%, ovvero di ben 11,90% in meno rispetto al 2018, quando i sidernesi che andarono a votare furono il 57,80%. I cittadini, nella stragrande maggioranza, credono che il voto sia inutile, perché sanno che i giochi sono oramai fatti.

 Il 25 settembre il 63,91% in Italia si è recato alle urne, mentre nel 2018 sono stati il 72,94%. In Calabria la situazione è ancora più allarmante, se il dato si ferma al 50,80% con un calo del 12,9% rispetto alle politiche del 2018.

Se prendiamo un comune abbastanza rappresentativo della situazione calabrese, come può essere Siderno, si nota come l’affluenza attuale si ferma al 45,9%, ovvero di ben 11,90% in meno rispetto al 2018, quando i sidernesi che andarono a votare furono il 57,80%.

Insomma, ci sono ben 54 sidernesi su cento che hanno disertato l’urna, ovvero non hanno trovato alcun interesse per andare a votare. Questo dato non può essere lasciato senza una profonda riflessione da parte di tutti. I cittadini, nella stragrande maggioranza, credono che il voto sia inutile, perché sanno che i giochi sono oramai fatti. Sanno di non avere avuto alcun ruolo nella scelta dei candidati da inserire in lista e soprattutto sanno che il loro voto è ininfluente sulla scelta di chi dovrà essere eletto.

Sanno che l’eletto rappresenta soprattutto chi lo ha nominato, ovvero inserito in lista.

Questo è il dato che dovrebbe allarmare tutti gli italiani e soprattutto la cosiddetta classe politica, che, però, alla luce di come hanno operato e di come hanno considerato, e considerano, il problema vitale per la democrazia del nostro Paese, ovvero la partecipazione dei cittadini alla vita democratica della nazione, non evidenziano alcun senso di ravvedimento.

Non cambia affatto l’analisi che stiamo facendo se analizzassimo i dati delle grandi città della nostra regione.

I partiti sono solo un vago ricordo di quello che rappresentavano subito dopo il secondo conflitto mondiale, quando erano sede di discussione, confronto e partecipazione dal basso nella vita democratica del Paese. Oggi sono degli strumenti di potere al servizio del leader e della sua catena di proseliti a lui legata dagli interessi gestionali della cosa pubblica.

Il partito liquido, voluto da chi aveva in mente l’allontanamento della gente dalla politica, ha soppiantato il partito di massa, dove il leader non era il padrone dell’associazione ma rappresentava la sintesi democratica di una comunità diffusamente presente sul territorio.

La tendenza ad astenersi dal voto è in continuo aumento e tale allontanamento, invece, di preoccupare chi dirige la politica nazionale essa sembra quasi autorizzata ed incoraggiata a proseguire sulla strada che porta ad aumentare il disamore, invece di arrestarlo.

La disaffezione di una consistente fetta del popolo italiano trova certamente giustificazione nel modo di essere della classe dirigente di questo Paese, più interessata a rispondere agli interessi di caste, lobby ed amici, che a dare soluzioni ai tantissimi problemi e bisogni degli italiani, a partire dalla maggioranza che vive di stenti ed è privata di solide prospettive.

La disaffezione è certamente legata ad una diffusa corruzione, che interessa pezzi vitali del gruppo che dirige i cosiddetti partiti e che è largamente presente anche nella pubblica amministrazione.

Insomma, il cittadino, quello che vive nella parte bassa della scala sociale, che rappresenta la maggioranza assoluta, si sente quasi vittima dello Stato, che il più delle volte è sordo ai suoi bisogni se non addirittura vessatorio.

Abbiamo notato in questi decenni che alla difficoltà di dare risposte ai problemi della gente si è preferito altro.

L’assillo per la cosiddetta governance ha portato i partiti, tutti senza nessuno escluso, ad agire, affinché essa fosse ridotta alla sola stabilità istituzionale, estromettendo il popolo dalle decisioni, anche se secondo la nostra Costituzione, nata dalla Resistenza contro il nazifascismo, dovrebbe essere il possessore della sovranità nazionale. Pertanto, non si sono impegnati ad escogitare come risolvere i bisogni della comunità, come il lavoro, la sanità pubblica, i diritti dei lavoratori e la sicurezza sul lavoro, l’istruzione e la ricerca, la tutela dell’ambiente e la riconversione ecologica dell’apparato produttivo, la dualità tra Nord e Sud, le prospettive dei giovani e l’abbattimento delle discriminazioni a danno delle donne ecc. ecc.

Si sono impegnati, invece, ad escogitare riforme elettorali in grado di garantire loro i numeri per la gestione del Paese.

Tutte le invenzioni relative al sistema elettorale non hanno aiutato a sfornare risposte da dare al Paese, ma soltanto spinto l’elettore ad astenersi dal voto ed a non riconoscersi nelle istituzioni, a partire dalla politica.

Chi è attendo alle dinamiche politiche ed è animato da spirito autenticamente democratico, e per formazione culturale rispettoso delle istituzioni, non può non provare disagio verso questa inarrestabile deriva.

Non hanno provato alcuna vergogna, quando persino loro definivano quelle riforme delle porcate e l’ultima, quella che ci portò alle urne la settimana scorsa, è stata appellata più porcata della precedente.

Il rosatellum, dal nome del deputato del PD che lo propose, rende ancora più riottoso l’elettore, che sa bene della sua ininfluenza sulle scelte.

Meccanismi attraverso i quali si eleggerebbero Parlamento e Senato anche se solo una minoranza dovesse partecipare. Forse anche questo hanno messo in conto gli autori di questa legge truffa, assurda, quanto offensiva verso gli ideale di trasparenza, giustizia e correttezza democratica.

In questi decenni, a partire dall’onda lunga che va sotto il nome di mani pulite, sino al dissolvimento della prima Repubblica, tutto quanto si è presentato agli occhi del Paese, anche se prospettato come il toccasana della situazione, ha miseramente fallito.

Ci è stato raccontato che il sistema proporzionale e le preferenze costituivano il male assoluto a cui bisognava dare subito un’alternativa. Abbiamo visto qual è stata la proposta di sistema elettorale e come hanno estromesso il ricorso alle preferenze.

Ogni leader nomina i suoi amici e persino le mogli.

A chi ancora sostiene che le preferenze siano lo strumento in mano alla criminalità organizzata, per controllare gli eletti, vorrei ricordare che la risposta sta nella storia di questi decenni che ha evidenziato la facilità degli accordi tra boss e candidati rispetto alla libertà di scelta dell’intera massa degli elettori.

Ci siamo mai domandati quanti veramente verrebbero eletti di questi nominati, se fosse possibile esprimere da parte di ognuno di noi la propria preferenza?

Ci siamo mai domandati come sarebbe la classe dirigente e la composizione del Parlamento, se fosse veramente espressione della libera volontà popolare?

Ci siamo mai domandati quanto è grosso e grande il disagio di milioni di italiani se non trovano alcuno stimolo ad avvalersi di quello che dovrebbe essere il più autorevole dei diritti che ha ogni cittadino?

Per cui ritengo fondamentale, per ridare dignità alla politica, in primis rifondare i partiti facendoli ridiventare strumenti di partecipazione democratica e quindi modificare il sistema elettore in senso autenticamente democratico, ovvero abolendo ogni meccanismo truffa, che è stato concepito per carpire mandati e dimezzare la sovranità del popolo italiano.

La cosa peggiore, dalla quale dobbiamo rifuggire, sarebbe la nostra indifferenza a quanto ci hanno propinato in questi decenni.

Con l’indifferenza dei cittadini la nostra democrazia si ammala ulteriormente correndo il rischio che qualcuno gli potrebbe dare pure il colpo di grazia.

Quindi, penso sia necessario chiedere a gran voce a tutte le forze politiche, ai vertici dello Stato a partire dal Presidente della Repubblica, che la comunità italiana non vuole essere estromessa dalla vita democratica, ma desidera occupare il proprio ruolo costituzionale.

Dobbiamo pertanto chiedere un sistema elettorale fondato sul proporzionale puro e sulla libertà di scelta attraverso le preferenze.

So che in ogni dopo elezioni i leader hanno detto e ridetto che occorreva affrontare la patologia dell’astensione. Abbiamo visto che queste erano solo lacrime di coccodrillo e che presto e sempre si tramutavano in un colossale bla bla.

Oggi sarebbe vergognosamente da irresponsabile e renderebbe meno credibile, se non semplicemente ridicolo, qualsiasi congresso, o discussione che dir si voglia, senza affrontare decisamente ed in modo concreto questa malattia della nostra democrazia, e senza costruire, sia nel Paese che nel Parlamento, quella tensione e quelle decisioni in grado di avviare la rinascita dell’amore verso le istituzioni a partire dalla partecipazione, quando si è chiamati al voto.

Mimmo Panetta

 

 

 

 

 

 

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