La Guerra cambia anche la politica interna

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La guerra nel cuore dell’Europa e ai confini della Nato non ha cambiato soltanto le coordinate della politica estera, come dimostrano le tante analisi e previsioni sbagliate (per tacere della propaganda). Sta già cambiando anche le regole della politica interna.

Dopo la fine del comunismo, con il venir meno della politica dei blocchi, in Italia la politica estera aveva assunto un carattere più istituzionale e consensuale, meno divisivo e in un certo senso anche meno politico. Le grandi crisi internazionali, dalla Jugoslavia all’Iraq, hanno avuto naturalmente un peso nei rapporti tra i partiti, ma al tempo stesso, almeno per larga parte di questi 30 anni, è sembrato che diverse opzioni di politica estera potessero convivere in una stessa coalizione e persino in uno stesso governo, come se si trattasse di dissensi sulla politica agricola o su qualsiasi altra questione.

Il fatto che occasionalmente tali divergenze abbiano prodotto degli effetti e persino messo in crisi governi, non toglie che ripetutamente abbiamo visto presentarsi alle elezioni coalizioni che comprendevano ultra-atlantisti e partiti che chiedevano o avevano chiesto, fino a poco prima, l’uscita dell’Italia dalla Nato. Uno scenario inimmaginabile solo pochi anni prima e, forse, altrettanto inimmaginabile nel prossimo futuro.

 La drammatica novità dell’invasione dell’Ucraina, la durezza delle immagini e delle notizie che provengono da due settimane dal campo di battaglia, i timori suscitati nei paesi confinanti (e membri della Nato), il modo in cui lo stesso Putin ha presentato e giustificato l’attacco all’interno di una purissima logica da guerra fredda: tutto fa pensare che l’epoca in cui alleanze politiche e di governo potevano prescindere (o quasi) dalle grandi scelte di politica internazionale sia ormai avviata a conclusione.

Il Partito democratico farebbe bene a valutare, dunque, con attenzione prima di ipotizzare nuove coalizioni le resistenze di Giuseppe Conte a prendere una posizione netta, o al contrario valutare bene quel che accade alla sua sinistra, se solo si pensa ad alcuni slogan e striscioni apparsi in piazza a Roma alla manifestazione per la pace di due settimane fa.

Del resto, non si può certo dire che sia una novità, per quel mondo, dal quale si è dissociata la Cisl di Gigi Sbarra in anteprima e poi subito dopo altri spezzoni del mondo politico di quella provenienza.

Tutto fa, però, pensare che l’epoca in cui accordi elettorali e coalizioni di governo potevano prescindere dalle grandi scelte di politica internazionale sia ormai avviata a conclusione. L’invasione dell’Ucraina ha reso Salvini e Meloni più mansueti, ma l’effetto del rincaro delle bollette sulle famiglie e l’inevitabile distribuzione dei rifugiati potrebbero presto riaccendere il fuoco populista. Adesso sono tutti solidali, col rischio delle brutte figure come quella recente di Salvini in terra polacca (nemmeno ricevuto da un sindaco per i suoi trascorsi di fan di Putin). Vedremo cosa accadrà quando sarà necessario decidere concretamente la distribuzione dei rifugiati tra i Paesi europei. Ancora più insidioso il risvolto economico, specie dopo la decisione di Usa e Gb sul blocco del gas russo. Potrebbe surriscaldare ancor di più il clima politico già tesissimo ancora sul problema catasto, dividere la maggioranza, riportare FdI di nuovo sulle barricate, sempre sperando che sul fronte guerra non accada l’irreparabile.