La guerra e la follia dei social

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Facebook e Instagram, svela l’Agenzia Reuters (la numero 1 del mondo e quindi più che attendibile), permettono una deroga temporanea al divieto di offendere se le offese sono rivolte a Putin, Lukashenko o ai soldati che stanno invadendo ormai da un mese l’Ucraina. META decide chi sono i cattivi e noi siamo contenti, perché siamo sicurissimi che noi siamo e saremo sempre i buoni.

Se sei russo, insomma, posso minacciarti. E intanto la Russia chiude sia Facebook che Instagram!

Sembra una puntata dello show per non far ridere che impazza su Primevideo, ma è invece la verità. Secondo alcune e-mail interne di cui ha preso visione la Reuters, in deroga temporanea alle proprie politiche sui discorsi d’odio, è andata così e fa bene qualcuno a scrivere, di rimbalzo, che se domani un gruppo di donne francesi fa un attentato posso scrivere che le francesi sono tutte troie senza che Facebook mi metta in castigo, impedendomi quel diritto umano che è il like.

«L’azienda di social network sta anche temporaneamente consentendo alcuni post che invocano la morte di Putin o di Lukashenko, secondo alcune e-mail interne dirette ai moderatori di contenuti». Quel «temporaneamente» è vergognoso e allucinante. La scadenza è nota? Se domani firmano una tregua e i poveri utenti non se ne accorgono per tempo, si ritrovano tutti in esilio dalle piattaforme, banditi dalla possibilità di mettere il cuoricino sul cognato che ha scritto che deve morire a quel Vladimir che un minuto prima era un criminale, ma che adesso è ridiventato una creatura fragile che ha diritto di scorrere il proprio profilo Facebook senza turbarsi.

Follie della guerra, giunta ormai alla fine della quarta settimana.

Le specifiche sono altrettanto incantevoli. Se, infatti, volete minacciare Putin di morte senza che vi venga impedito di postare i vostri pensieri per giorni, dovete attenervi alle linee guida della deroga. Che, ricopia sempre la Reuters dalle mail interne, dicono che la minaccia non dev’essere una minaccia dettagliata. Non deve, cioè, contenere due o più specifiche. Se dite voglio tagliare la testa a Putin con una roncola sulla piazza Rossa, vi mettono in castigo: c’è la specifica di metodo e quella di luogo (tutto così, non è uno scherzo). Ma se dite solo «voglio ammazzarlo domani alle otto» va bene: c’è solo la specifica temporale.

L’ambasciata russa, a Washington, ha dato una risposta molto più razionale e lucida e liberale di quanto lo siano i dirigenti d Facebook e Instagram (ora si chiamano META).

Dice la risposta dell’Ambasciata: «Gli utilizzatori di Facebook e Instagram non hanno dato ai proprietari di queste piattaforme il diritto di determinare i criteri di verità». Avete ragione, cari diplomatici russi. Anche perché, come dire, l’algoritmo saprà pure tutto di noi, ma è pur sempre quello che ci consiglia di leggere l’articolo che stiamo per twittare, perché non gli risulta che l’abbiamo letto.

Come possono piattaforme così strutturalmente stupide mettere in piedi linee guida che pretendono d’essere sofisticate? Certo che si possono minacciare i soldati russi, spiega un’e-mail copiata dalla Reuters, ma solo perché in realtà lo si fa intendendo minacciare genericamente l’invasore, quando si è popolazioni stressate dalla guerra (c’è addirittura una lista di nazionalità autorizzate a minacciare i russi in deroga). E, comunque, specifica sempre la delirante e-mail, non si possono minacciare quei soldati russi che siano prigionieri di guerra. Voglio proprio vedere i controllori che vagliano un post alla volta per approfondire se X o Y sia prigioniero di guerra o no!

Il problema, questa la verità, siamo noi, che non vediamo l’ora di trovare religioni prescrittive a rispettare, che siamo contenti se ci trattano come stupidi. Ricordiamo la famosa frase: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari» e quel che poi ne seguì, non tantissimo tempo fa e sempre in quell’Europa non lontana da quel teatro di guerra di oggi.

META decide chi sono i cattivi e noi siamo contenti, perché siamo sicurissimi che noi siamo e saremo sempre i buoni. È ovvio che sia e sarà sempre così, no? Quindi diamo l’unica copia delle chiavi della morale a dei miliardari in dollari e lasciamo che decidano chi sì e chi no.

Potrà mai riprendersi questo nostro mondo? No.