Locride una sola città

333

La Locride non deve unificare due o più comuni, deve provare a tenerli insieme tutti, facendo ragionare la propria classe dirigente in una prospettiva complessiva e complessa. Dare sviluppo a ogni paese a seconda delle proprie specificità, delle conquiste già fatte, significa ridurre la distanza. Ognuno dovrebbe avere un pezzo di ciò che serve a tutti. E ogni luogo della Locride diventerebbe il luogo di tutti i Locridei.

 Novanta chilometri di lunghezza, 130.000 abitanti, 42 comuni, 1.400 km quadrati. Una città, una piccola città. La Locride ha il vantaggio di essere piccola, con i molti vantaggi delle aree poco estese: si gira tutta in tempi brevi, la si conosce tutta, tutti si conoscono, se ne sanno i pregi, i difetti ed è più facile pensare ai rimedi, agli sviluppi. È, che per quanto sia piccola sono vastissime le distanze fra i Comuni, le istituzioni, la politica; spesso sono incolmabili le distanze fra le teste. Quarantadue entità che si muovono per direzioni diverse, viaggiatori solitari. Una terra disunita, per dirla alla Sorrentino; una terra che negli anni ha aumentato le distanze da tutto, dal mondo esterno e dal proprio microcosmo. Ha bisogno di invertire la marcia, non solo in senso metaforico. Ha bisogno di riavvicinare istituzioni, abitanti, unificando gli interessi, di cui, il principale è la costruzione della normalità. Sentirsi abitanti dello stesso luogo, amarlo nello stesso modo e progettarlo insieme. La Locride non deve unificare due o più comuni, deve provare a tenerli insieme tutti, facendo ragionare la propria classe dirigente in una prospettiva complessiva e complessa. Sapere cosa serve e cosa si ha, cosa fare e dove fare. In questa prospettiva si dovrebbe smettere di chiedere 42 cose diverse, 42 opere, 42 scuole, 42 musei, 42 strade. Rivendicando, invece, la costruzione di un bene, qualunque esso sia, che rivesta un’utilità per 42 unità che vivano collettivamente. Che non significa costruire un mondo a parte, solo rappresentare le esigenze con una visione più ampia. In tale ottica, insieme, si stabiliranno le priorità; che sono? Sanità, lavoro, istruzione, cultura, commercio? Abbiamo strumenti di sanità, cultura, commercio? Li buttiamo a mare, li risolleviamo? Dove concentriamo le risorse per il turismo, dove quelle per l’archeologia, dove per la scuola? Non sono poi problematiche troppo difficili da avere chiare, salvo che le si affronti con 42 prospettive diverse. E salvo che alla risoluzione dei problemi non ci si mettano le teste sbagliate. Trovare le menti idonee è il primo e il più grande dei problemi. Le si possono trovare sia fra le teste nuove, ma senza preclusioni, pure fra le teste vecchie, purché esse si adattino a ragionare in modo nuovo. Dare sviluppo a ogni paese a seconda delle proprie specificità, delle conquiste già fatte, significa ridurre la distanza, andare in un paese perché ha la scuola, in un altro perché ha il mare migliore, un’area commerciale meglio organizzata. Ognuno dovrebbe avere un pezzo di ciò che serve a tutti. E ogni luogo della Locride diventerebbe il luogo di tutti i Locridei