Locride una terra che non smette di stupire

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Nell’ampio seno compreso tra capo Spartivento, capo Zefirio e punta Stilo, laddove il cielo azzurro e le prominenze aguzze e seghettate dell’Aspromonte, preannunziate da alture meteoriche, rimandano direttamente ai profili della madrepatria greca, si coglie nell’aria e nel vissuto profondo di tradizioni, cognomi, toponimi, idronimi, agionimi, una particolare influenza culturale che affonda le radici nella Magna Grecia

Nell’ampio seno compreso tra capo Spartivento, capo Zefirio e punta Stilo, laddove il cielo azzurro e le prominenze aguzze e seghettate dell’Aspromonte, preannunziate da alture meteoriche, rimandano direttamente ai profili della madrepatria greca, si coglie nell’aria e nel vissuto profondo di tradizioni, cognomi, toponimi, idronimi, agionimi, una particolare influenza culturale che affonda le radici nella Magna Grecia e che è cresciuta rigogliosa nel Medioevo romaico, detto comunemente bizantino, e che ha sfidato il tempo fino a oggi, confrontandosi apertamente con le successive presenze e con i continui passaggi che rendono questo lembo di Ionio unico e fatato. Fiumare tortuose e sassose, eternate da Alvaro e da Strati, boschi, macchia esuberante e salmastra, borghi gelosi ed ombrosi, cari a La Cava, voli di rapaci, romitori, grotte, conventi dallo Stilaro a Staiti, punteggiano il territorio e lo impreziosiscono, rendendolo un merletto di pietà e scrigno di sovrannaturale armonia, in cui storia e fede si pacificano non senza contraddizioni e drammatiche svolte. Cuore sacro è il Santuario di Polsi (da ypswsis, elevazione della S. Croce, secondo l’acuta osservazione di Mosino) il cui tempio, originariamente orientato, secondo la tradizione orientale, fu poi “Ruotato” secondo le esigenze del culto. Nel Museo del Santuario, a perenne testimonianza dell’irradiamento anche in Sicilia, fa bella mostra di sé una copia dell’icona della Madonna della Lettera, dono dei Messinesi, devoti ancor oggi. L’icona originale si trova nella cattedrale di Messina, sotto il tipo della “Gorgoepikoos”(veloce soccorritrice), dipinta per mano del cretese Giovanni Moschos nel 1667. Polsi è un luogo fondamentale per comprendere l’anima della Locride, come comprese negli anni Cinquanta il predicatore francescano Ulderico, per poco tempo ospite a Natile e ammirato visitatore del Santuario. Potamia (“potami” in greco medievale e moderno è “fiume”), nucleo originario di San Luca, non è toponimo raro in Calabria, seppure con minime varianti: Potami presso Galatro, Putame tra Mesoraca e Petronà, Potamu, contrada di Umbriatico, mentre un misterioso “Pondàmaru”(Pondameri) sovrasta il santuario della Madonna della Montagna(Patruna tis Oscia), forse “luogo di talpe”, tra “zunaria”, dirupi che fanno invocare l’arcobaleno, “zunari ti Patruna”. Ogni lembo della Locride riserva sorprese e rivisitazioni, da scoprire con sempre rinnovato interesse.

(a cura dell’Associazione MAGNA GRECIA Pieve Emanuele / Gerace)
Autore:
Daniele Macris