L’eccidio di Melissa

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Foto: Crotone ok

Oggi ricorre l’anniversario dell’eccidio ma pochi ormai fuori della Calabria e nella nostra stessa regione sanno ciò che “Melissa” ha rappresentato nella nostra storia. Quindi tocca a noi ricordarlo. Commemoriamo, e giustamente, Merzabotto o le “Fosse Ardeatine” perché i massacratori erano tedeschi; ricordiamo Portella della Ginestra perché gli assassini erano mafiosi. Melissa invece, ci pone dinanzi ad una ferita ancora aperta e sanguinante: la scissione tra il popolo calabrese e lo “Stato”.

Le raffiche di mitra non causarono solo morti e feriti tra i contadini ma lacerarono lo spirito e la lettera della Costituzione appena approvata. Ed il fatto che i contadini non abbiano avuto giustizia e che i responsabili (e soprattutto i mandanti) dell’eccidio, non siano stati mai perseguiti dimostra che razza di Stato s’è voluto creare in Calabria.

C’è una scena che, oltre mezzo secolo fa, mi descritto Lucia Cannata, una contadina che lottò per giorni e giorni tra la vita e la morte perché gravemente ferita a Melissa, e che dice più di mille discorsi: ”.. quando dai monti di Fragalà vedemmo arrivare le “forze dell’ordine” ci disponemmo a semicerchio   donne e i bambini, avanti, gli uomini dietro. Accogliemmo la celere con applausi. “W la polizia della repubblica, W i carabinieri della repubblica”. Non erano uomini della Repubblica, ma dei Barraco, dei Berlingieri.

Non erano saliti a Fragalà per imporre il rispetto Costituzione, ma per dimostrare la continuità dello Stato. Per dire ai contadini che avrebbero voluto riscattare la Calabria con il loro lavoro e che da giorni stavano occupando le terre in tutta la regione,  che, dopo l’8 settembre del 1943, nulla era cambiato se non nella forma.

E nulla è cambiato.

C’è un invisibile filo rosso che unisce lo “Stato” dei “Berlingeri” e dei Barriaco e quello dei “politicanti” e degli alti burocrati che  rappresentano oggi la Calabria e che colloca il popolo calabrese- oggi più di ieri- all’esterno dello Stato. La prova regina è il fatto che il 60% dei calabresi non esercita il diritto di voto  che la maggioranza di coloro che si recano alle urne sono mosse da ragioni che nulla hanno a che spartire con la “Politica”.

I contadini  che erano andati all’assalto delle terre incolte-sfidando la falsa legalità- erano portatori di un messaggio ad alta densità Politica : avrebbero voluto lavorare, produrre per se stessi e per gli altri perché avevano creduto nella Costituzione che vuole le Repubblica fondata sul lavoro. Volevano un Sud rinato grazie al loro sudore.

Probabilmente se oggi ci potessero dire qualcosa a proposito del PNRR ci direbbero che la dignità d’un popolo si riscatta creando prima di tutto ed innanzitutto lavoro. E non nelle strutture dei consiglieri regionali o negli anfratti più oscuri della burocrazia ma nell’economia reale.

Nel 1945 i “Barraco” erano la legge, i contadini i delinquenti.

Sarebbe bene che  qualcuno lo ricordasse quando parla di legalità e lotta (parolaia) alla ndrangheta. E se io dovessi compilare un certificato di nascita della ndrangheta come fenomeno criminale endemico- e non marginale- nel nostro territorio non avrei dubbi: 29 ottobre 1949. La ndrangheta non nasce da “osso” “mastrosso” e carcagnosso” ma da dalla falsa “legalità” e da un malinteso senso dell’ordine.

Adesso non è solo il latifondo a essere incolto. I rovi hanno invaso le colline e scendono veloci verso la pianura. Eravamo un popolo di braccianti senza terra, di paesi in cui la gente abitava nei tuguri, siamo diventati una terra senza più contadini, di case abbandonate, di paesi deserti.

La migliore Calabria fu rovinosamente ed irrimediabilmente sconfitta il 29 ottobre di 52 anni fa. E proprio partendo da Melissa non si poteva che arrivare a “Rinascita Scott” . La ’ndrangheta che, come lebbra, divora il nostro corpo è composta dagli scarti di una ben più diffusa ’ndrangheta che come una piovra soffoca la Calabria. E da entrambe, prima o dopo, ci dovremo liberare.