Papa Francesco:  “Chi sa tenere a freno la lingua è un uomo giusto”

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Papa Francesco si è presentato in TV alla trasmissione di Fabio Fazio per affrontare un dialogo con la semplicità di un interlocutore. Egli si è soffermato di fronte al problema intenso, eticamente scorretto dell’abuso delle chiacchiere, “del chiacchiericcio”, che crea deformazioni non solo alla verità, ma ammorba la convivenza con logiche di sospetto e di inganno.

Papa Francesco, con grande umiltà, si è presentato in TV alla trasmissione di Fabio Fazio per affrontare un dialogo con la semplicità di un interlocutore, che ha piacere di parlare attraverso lo schermo agli uomini che vogliono interloquire con la su autorevolezza, con la sua saggezza umana. Ha affrontato tanti problemi che travagliano l’esistenza di tutti. Attonito di fronte al problema del dolore che coinvolge i bambini “è un mistero” ha detto, incapace di dare spiegazioni ad un dramma che non ha mai sbocchi consolatori.

Ma si è soffermato ancora una volta di fronte al problema intenso, eticamente scorretto dell’abuso delle chiacchiere “del chiacchiericcio”, che crea deformazioni non solo alla verità, ma ammorba la convivenza con logiche di sospetto e di inganno. Non è la prima volta che il Papa si sofferma sul tema che, non è difficile pensare, crei alla sua missione evangelica, anche dentro le mura vaticane sofferenze e contrasti.

Papa Francesco ama citare la lettera di san Giacomo (3,2) nella quale si dice “chi sa tenere a freno la lingua è un uomo giusto”. Ancora in questi giorni ( e non è la prima volta!) il Papa si è espresso contro la sudditanza al demonio nell’utilizzo delle “chiacchiere”. Già nel lontano giugno del 2013 si era dilungato in  una bella lezione di teologia della comunicazione spiegando che “facciamo disinformazione nel dire soltanto metà di quel che ci conviene  e non l’altra metà che  a noi non conviene”. Aggiungeva un secondo elemento di importanza sociale drammatica “La diffamazione: quando una persona ha un difetto, qualcuno ne fa una  prova a raccontarla (”fare il giornalista”) e la fama di questa persona è rovinata. Non lusinghiero giudizio sulla professione del giornalista dotato di scarsa obiettività. Ma la realtà, soprattutto negli ultimi decenni, conferma questo stato di cose. Terzo elemento “La calunnia dire cose non vere questo è come ammazzare il fratello: disinformazione, diffamazione  e calunnia sono  peccato. Questo è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli e dei suoi fratelli. Chiediamo a Gesù di non immischiarci nella vita di altri e di non dimenticare di essere cristiani”.

Tornava sull’argomento il 12 marzo del 2017 nella chiesa di Santa Maria di Canossa. Il linguaggio di Francesco era ancora più drammatico “La malvagità della gente e le chiacchiere  che ci sono in famiglia, in parrocchia, sul posto di lavoro, in Vaticano(!) sono simili a chi mette una bomba e se ne va: le chiacchiere mi spaventano, le chiacchiere distruggono. Meglio mordersi la lingua”. E con audacia il Papa  commentava: “Certo mordersi la lingua fa male, ma non farai male ad un altro”. E poiché il Papa nella sua magnanimità ha anche il dono dell’ironia consigliava: “Chiedete la grazia dell’umorismo anche nei momenti difficili”. Viene in mente Winston Churchill che ammoniva: “Chi parla male di me alle mie spalle, viene sempre contemplato dal mio c…”. E l’attore Bruce Lee: “Più sono vuote le teste , più sono lunghe le lingue”. E Roberto Benigni: “La gente vede, sente e parla: purtroppo vede male, sente poco e parla troppo”. La bellissima Audrey Hepburn invece: “Alla conversazione durante un party nessuno contribuisce più degli assenti”. E lo scrittore Carlos Ruiz Zafón, contro Darwin spiegava: “La gente mette il becco dappertutto. L’uomo non discende dalla scimmia bensì dalla gallina”. Ma Papa Francesco della sua semplicità comunicativa fa un problema non solo di costume sociale, ma di credibile testimonianza cristiana nell’invito ad abbandonate le chiacchiere. Domenica all’Angelus 2021 da piazza san Pietro raccomandava: “Non dico che vi dobbiate tagliare la  lingua, ma chiedete  al Signore la grazia di non farlo: questo accade quando guardiamo ai primi posti, quando guardiamo ai successi personali e giudichiamo gli altri, quando guardiamo ai difetti dei fratelli invece che alle loro doti, quando guardiamo ciò che ci divide invece che a ciò che ci accomuna. Domandate la grazia di non sparlare, di non criticare e di non chiacchierare. È il diavolo che sempre va dicendo cose brutte degli altri, perché è un bugiardo che cerca di disunire la chiesa e di non fare comunità. Le chiacchiere sono peggio del Covid: facciamo uno sforzo niente chiacchiere. Falsità e pettegolezzi sono del diavolo e non servono per le pecore e neanche per i pastori. Basta andare raccontare ai quattro venti le chiacchiere”. Sono note le preoccupazioni all’interno della chiesa per le ostilità che la pastorale orizzontale dl Papa sta creando. Non a caso le nomine del vescovo di San Giovanni Rotondo Franco Moscone di quello di Genova Marco Testa vengono entrambe da ordini religiosi e non dal clero secolare. E questo ha creato mormorii e delusioni, così come ormai da tempo al vescovo di Venezia Moraglia, cittadino genovese, viene negata la nomina cardinalizia. Francesco è per la rappresentazione di una chiesa orizzontale, lontana da privilegi principeschi che nella Curia Romana si fa fatica ad abbandonare. Il papa si difende invocando “l’amore solidale, unitario ad immagine della predicazione evangelica”. Si  ricordino Alessandro Manzoni  che in un saggio sulla Rivoluzione Francese ammoniva “Per ogni ribaldo che inventa ci sono, come ognun sa, delle migliaia di creduli che ripetono”(viene di forza in mente qualche politico in mutande e a torso nudo? Salvini?) e Dante Alighieri “lascia dire le genti / sta come torre, fermo che non crolla /giammai la cima per soffiar di venti “(Purgatorio V). Siate caritatevoli niente cicaleccio vano, niente pettegolezzi né intorno al Papa né intorno al nostro prossimo. Raccogliamo insieme al buon Padre Francesco l’ammonimento del mite Cesare Pavese che, nel biglietto lasciato, prima di suicidarsi, ammonì con misurata implorazione “Non fate troppi pettegolezzi”.

Matteo Lo Presti