“Promemoria” per Luigi D’Alessio I “Record” della sua Procura…

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Leggo e resto perplesso. Luigi d’Alessio, Procuratore della Repubblica di Locri, a fronte della richiesta del suo ufficio e poi della condanna, maggiorata, del Tribunale, a carico dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Non so se piangere o ridere. Ma riavvolgo tempestivamente il nastro della memoria di vecchio cronista e ricordo a me stesso, e soprattutto agli immemori, che la giurisdizione affidata al Nostro mantiene il record assoluto in Italia degli omicidi, alcuni “eccellenti”, efferati ed eclatanti, rimasti a “opere di ignoti”, i cui responsabili, cioè, non sono stati mai scoperti. E dunque quei fascicoli, se non erriamo, mantengono intatta la loro drammatica attualità. Ne ricordiamo qui solo alcuni. Il commerciante locrese Cecè GRASSO (20 marzo 1989), il giovane imprenditore, sempre di Locri, Massimiliano CARBONE (19 settembre 2004), Francesco PANZERA, insegnante al liceo scientifico di Locri (10 dicembre 1982), gli avvocati – entrambi dello studio LUPIS di Siderno – Giuseppe LETIZIA (1987) e Antonino LUVARA’ (18 marzo 1999), la moglie dell’ex Sindaco di Locri Mimì SPEZIALI Maria Teresa PUGLIESE (27 marzo 1994), Stefano CARNUCCIO, possidente di Locri (26 dicembre 1992), l’odontoiatra locrese Fortunato LA ROSA (8 settembre 2005), l’imprenditore di Benestare Totò MUSOLINO (31 ottobre 1999), l’operaio di Bovalino Renato VETTRICE (13 agosto 2005), il medico di Bianco Stefano CERATTI (7 aprile 1992), Raffaella SCORDO, insegnante di Ardore (13 luglio 1990), il bancario di Bovalino Giuseppe TIZIAN. E ci fermiamo. Ma con l’elenco potremmo tranquillamente andare oltre. Che dire di più? Se quella di Roma veniva un tempo definita giornalisticamente “il porto delle nebbie”, alla Procura di Locri, visti i risultati conseguiti (zero) sul terreno dei delitti impuniti quale aggettivo potremmo assegnare? Scegliete liberamente voi… Evidentemente per i magistrati che occupano i locali del terzo piano del palazzo di giustizia i problemi sono… altri, a partire da Mimmo Lucano e da quei due milioni di euro dei fondi destinati alla gestione dei migranti che si sarebbe messo in tasca (D’Alessio al Tg1, quando scoppiò l’inchiesta Xenia) e che al dibattimento i pm non sono stati in grado di dimostrare, senza che ancora sul punto specifico il Ministero della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura non si decidano ad avviare (è obbligatoria o no, a fronte di un falso palese?) l’azione disciplinare (ma non è mai troppo tardi).