Quali lezioni bisogna trarre dalle minacce al Sindaco di Scilla

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Scilla è una bellissima cittadina calabrese poggiata sullo Stretto di Messina.

Il 16 luglio scorso c’è stata una “retata” di presunti ‘ndranghetisti che, secondo la procura di Reggio Calabria erano impegnati da tempo in un piano teso a sottomettere la città ai loro interessi.

Per attuarlo avrebbero dovuto piegare le resistenze dei cittadini di Scilla storicamente estranei ad ogni logica mafiosa, del suo sindaco e delle Istituzioni democratiche cittadine.

Non sarebbe stato facile ed i mafiosi ne erano assolutamente consapevoli, tant’è che avevano progettato il sequestro del sindaco, Pasquale Ciccone, per metterlo dinanzi all’alternativa “sottomissione” o morte.

Fin qui i piani criminali.

Ovviamente esprimo pubblicamente la mia solidarietà nei confronti del sindaco e all’intera comunità. Lo faccio da cittadino e da consigliere comunale di Scilla.

Immagino che la stessa cosa avranno fatto molti esponenti politici soprattutto nei confronti di Pasquale Ciccone. Una cosa giusta ma insufficiente perché dall’intera vicenda bisogna trarne le necessarie conseguenze.

La storia non inizia il 16 luglio di questo anno ma nel marzo del 2018 quando il consiglio dei ministri ha sciolto il consiglio comunale di Scilla per “infiltrazioni mafiose”.

All’epoca sindaco era Pasquale Ciccone lo stesso che, a quanto oggi apprendiamo, la ndrangheta avrebbe voluto sequestrare ed, eventualmente uccidere in quanto esponente politico non prono ai piani mafiosi. Ci sembra persino ovvio rilevare che in caso contrario non ci sarebbe stato alcun bisogno di ricorrere alle minacce per piegare la sua determinazione.

Cosa che i cittadini di Scilla hanno ben capito rieleggendolo sindaco nel 2020 con il 97% dei suffragi.

Dalla vicenda bisogna trarne alcuni insegnamenti, innanzitutto che la vera “trincea” dove si combatte la ndrangheta non è quella falsamente indicata da quasi tutti i mezzi di comunicazioni di massa che hanno fatto del conformismo la loro ragion d’essere. E meno ancora dove sfrecciano i combattenti a sirene spiegate e dove volteggiano i lampeggianti. Spesso i veri combattenti sono cittadini assolutamente normali, perfettamente sconosciuti al mondo dell’informazione ma che, ogni giorno, a mani nude “resistono” perché non prevalga la mafia e, più ancora, la mentalità mafiosa.

Persone senza tutele ed, a volte, osteggiati dall’imponente apparato antimafia che esiste in Calabria.

Le misure introdotte dallo Stato non solo sono inefficaci ma anche ingiusti ed inutili. Gli scioglimenti dei consigli comunali, le interdittive a raffica, gli arresti di innocenti, il clamore mediatico sulle inchieste che poi si rivelano fallaci, i processi ingiusti, non solo non hanno sconfitto ( ne sconfiggeranno) la ndrangheta ma sono strumenti che oggettivamente aiutano i criminali.

Se Pasquale Ciccone non avesse avuto la coscienza pulita ed il coraggio di battersi per il riscatto del suo nome e della sua città, molto probabilmente, avrebbe portato per sempre l’infame marchio di vicinanza alle cosche. Ci troviamo dinanzi al classico caso d’una lotta su due fronti: contro la mafia e attaccati ingiustamente dell’antimafia di facciata.

Infine, una considerazione di ordine personale.

A settembre scorso ho accettato l’invito di capeggiare una lista meridionalista e garantista a Scilla. Credo che il mio nome sia stato ipotizzato per la mia lunga milizia sul fronte della difesa ad oltranza delle garanzie costituzionali.

Confesso che, nel momento di accettare, ed anche dopo, ho avuto molte perplessità.

Oggi sono contento di averlo fatto non solo perché, presentando una lista, abbiamo contribuito a dare alla città di Scilla un consiglio comunale ed un sindaco in grado di opporsi agli interessi delle cosche ma anche perché la nostra scelta è la dimostrazione che la strategia per contrastare il fenomeno mafioso è quella che noi indichiamo da oltre trenta anni. Non si può battere la mafia senza la gente, o peggio, ancora contro la gente.

La mafia si sconfigge saldandosi con i cittadini e sradicando le cause della sua presenza nei nostri territori. Combattendo contro soprusi e prepotenza da qualunque parte provengano. Anzi, soprattutto quando provengono da coloro che sono pagati per tutelare i cittadini.

Infine una considerazione di ordine generale: un anno fa, forse ingenuamente, presentando la nostra lista abbiamo scritto “Oggi a Scilla, domani in Calabria..” Purtroppo, a pochi mesi dalle elezioni regionali, vedo tanti tatticismi ma siamo lontani dalla creazione d’un fronte che sappia fare del “Meridionalismo” la sua ragione di essere e dei diritti fondamentali della “persona umana la sua bandiera.

Questo è il nostro cruccio.