Speciale elezioni. Speziali: il ruggito del leone

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Abbiamo rivolto qualche domanda a Vincenzo Speziali, poiché da ieri circola insistentemente il suo nome tra i candidati per le prossime politiche in quota al nuovo campo largo del centrosinistra che dovrebbe andare dal PD di Enrico Letta -di cui è per altro amico personale ed assieme militavano nella Democrazia Cristiana e nel suo Movimento Giovanile, nel quale Speziali ricopriva il ruolo di Segretario Nazionale e Letta quello di Presidente dei Giovani del PPE- fino a Clemente Mastella (di cui l’ex Ministro è stato tra i testimoni di nozze del giovane bovalinese ed anche, un po’, sidernese). In questo schieramento si troveranno pure Renzi, Calenda, Gelmini, Brunetta, Carfagna e quasi certamente pure Toti e Quagliariello e anche costoro sono notoriamente amici dell’eterno democristiano jonico reggino, ma pure un po’ catanzarese e persino libanese.

D’altronde la politica ce l’ha nel sangue, con il bisnonno materno che era l’Onorevole Tiberio Evoli da Melito -<< la prego, sorvoliamo su questo, poiché potremmo trovarci con due equivoci, politicamente parlando, dei tempi contemporanei, ovvero la Tripodi e la Fascina, essendo entrambe proprio di Melito. Sono abituato a statisti italiani e stranieri e non a…beh glisson, meglio non aggiungere altro, in quanto a buon intenditor pauca, come dicevano i latini>>.

Ma nella sua genia vi è persino il nonno materno, l’indimenticabile Onorevole Senatore Francesco Calauti (uno dei fondatori del PPI prima e della DC dopo, amico intimo di Sturzo, De Gasperi e soprattutto di Moro e Andreotti, ma anche di Colombo e Cassiani, oltre che del futuro San Paolo VI°, cioè Monsignor Montini, vero fondatore della DC e dei Cardinali Pompili e Tardini) un vero monumento di moralità e onestà, anche se Speziali, con il suo fare sornione aggiunge << nonno Ciccio è un mito vero, però io ho preso la praticità di mio padre e dell’altro nonno, cioè Totò Speziali. Patti chiari, parliamo di solide figure, tutte quante quelle citate da lei e da me, le quali non sono dei presunti e molteplici -sempre rispettosamente parlando- vespasiani ambulanti. Poi, per la traduzione di questo ultimo termine metaforicamente allegorico, ci si può rifare ad un defunto soggetto che in vulgo quaesito veniva così appellato, nella notte dei tempi, a Bovalino…e ho detto tutto!>>.

Non c’è che dire, è uno spasso parlare con lei, a patto di non essere nella direttrice del ‘suo fuoco di mira’. Quando fa battute, molti ridono, altri si rabbuiano, ma tutti le riconosciamo stile e incisività, oltre ad una simpatia fuori dal comune.

Le do una notizia, ovvero che ciò -a parte l’indole che ringrazio Dio di avere e di avermi dato- è una virtù democristiana, non un vizio! Poi, come tutti sanno, anche De Mita, Cossiga e Andreotti mi riconoscevano ciò. Anzi, persino mia moglie ed altri amici politici, possono confermarle che il ‘Divo Giulio’ alle volte mi copiava le battute. Una volta, durante una cena con Amine Gemayel -e c’erano a cena con noi Emilio Colombo, Lorenzo Cesa, Agazio Loiero, Enzo Scotti, Mariapia Garavaglia e Peppino Gargani, che potrebbero confermarlo- proprio Andreotti mi disse “una di queste sere, dovremmo andare assieme al Bagaglino”. La mia risposta fu veloce e fulminante: “Giulie`…sbancheremmo!”. Immagini un po’ le risate di tutti: come simpatia (per di più elegantemente concettuale) non temo concorrenze made in Arcore. Se per questo, neppure in altri campi e con nessuno, temo concorrenze. Solo mio padre è migliore di me. Punto!

Anche suo zio, Vincenzo Speziali, non era da poco e da meno.

Zio Vincenzo è un affetto che mi manca, anche perché l’ho scoperto come tale, ovvero come affetto, tardivamente. È l’emblema del tempo perduto. Ma la colpa è mia, solo mia, anche se ho avuto la possibilità di recuperare gli anni sprecati e i mille momenti mancati.

Passiamo alla politica. Da ieri circola insistentemente la voce di una sua candidatura. La cosa è interessante, ma soprattutto vorremmo sapere se fosse vera, poiché è una notizia non da poco.

E perché mai? Sono un politico, aggiungo pure credibile e bravo (cosa rara oggi, perché non c’è politica in giro, quindi men che mai vi sono i politici), ma non ci vedrei nulla di strano, né tantomeno un caso di specie particolare. Qualcuno avrà pensato a me, mentre io sto facendo altro e con piacere, sempre e comunque alla luce del sole e forte della mia Fede cattolica, della formazione culturale e ideologica e di un certo non so che di coerenza identitaria. Sono un democristiano, convinto e non pentito, quindi confermo che ho dato una disponibilità alla mia Associazione di categoria che è la Coldiretti, ma poi le aggiungo pure che pensavo più alle Europee -le quali non escludo e a cui punto, pure per motivi temporali- ma se il mio Paese e la mia area politica -soprattutto quella che stiamo costruendo oggi- dovessero avere bisogno del sottoscritto, non mi tirerei indietro, anche perché a differenza di signorini e signorine (sono buono a definirli così!) ho consenso lecito e voto legale, in quanto rappresento lo Stato, con un’ispirazione che mi viene dalla Dc e da Andreotti che ne è stato a lungo e più longevamente il simbolo stesso di questa formula di sviluppo, imperneata sulla governabilità e a favore dei cittadini. Tutti i cittadini e nessuno escluso. Poi le dico anche che non ho paura, anzi no so nemmeno cosa sia essa e se quest’ultima dovesse incontrarmi, sarebbe lei a restare traumatizzata, non certo io.

Sempre il gusto del paradosso…

Fa parte di uno stile. Il mio.

È molto sicuro di sé!

Notoriamente non sono afflitto da disturbo della personalità. Anzi le ricordo pure che quando mi sono sposato era una vera funzione non una fiction da televisione commerciale, per di più in tempi di guerra.

Si riferisce a Berlusconi?

Ognuno fa quel che vuole e sceglie pure il modo in cui essere ridicolo. Lei sa quanti capi di Stato e di Governo conosco, ho conosciuto, frequento e ho frequentato? A parte Amine (Gemayel, n.d.r.), Najib Mikati, Vincente Fox, Antonio Samaras, Kostatin Mitsotakis, Aristides Anastasies, Wilfred Martens, Valéry Giscard d’Estaing, José Maria Aznar, per non parlare di Francesco Cossiga, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Giovanni Goria, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Giuliano Amato, Lamberto Dini, Ciriaco De Mita e Arnaldo Forlani: le risulta che qualcuno di essi -ma anche altri con me non in correlazione – abbiamo fatto pagliacciate simili? Suvvia, siamo seri. E gli italiani dovremmo votare costui, il quale non è riuscito nemmeno a fare la riforma della giustizia -degna e necessaria per un Paese civile, soprattutto in fase di debordo dei magistrati, rispetto agli altri poteri dello Stato e a tutela dei cittadini – per di più quando aveva le maggioranze parlamentari -dando la colpa agli alleati che aveva, i quali però erano incolpevoli – perché preferiva affidarsi a suggerimenti improvvidi di suoi altrettanto incredibili onorevoli avvocati?

Meglio tacere, altrimenti, rischiamo di fargli racimolare meno del dieci per cento, come quel tal Conte e i suoi scappati non da casa, bensì da baracca!

Basta così, potremmo avere sulla coscienza un suicidio politico di massa…

Oramus pro eis!

Vale a dire, per chi no sa il latino…

E qualcuno c’è…mi creda c’è, in ogni modo, preghiamo per loro!

Si candida?

Per fare politica non c’è bisogno di un pennacchio o di uno scranno, si deve essere politici ed io sono un politico, anzi, modestia a parte, rappresento la politica.

Le ho già detto che mi interessano le Europee, poiche` da là si può essere più di supporto al Paese. Se poi mi si confermasse la chiamata sin da adesso, non mi tirerei indietro, e in ogni caso vincerei sia ora che dopo. Ho vissuto con dignità e non temo il futuro o i colpi bassi, pure perché mi so difendere (ed anche bene!) e per di più non soccombo. Mai!