HomeApprofondimentiFurgiuele, quell’attacco a Scopelliti che rischia di diventare un autogol

Furgiuele, quell’attacco a Scopelliti che rischia di diventare un autogol

Di Peppe Giannetto

In politica non basta avere ragione: bisogna anche sapere quando parlare e, soprattutto, scegliere con attenzione l’avversario da sfidare

Ci sono attacchi politici che rafforzano chi li pronuncia. E ce ne sono altri che, paradossalmente, finiscono per restituire centralità proprio a chi si voleva colpire.

L’uscita di Domenico Furgiuele contro Giuseppe Scopelliti nelle ultime ore appartiene, a mio avviso, alla seconda categoria.

Non perché Scopelliti debba essere sottratto alla critica. Al contrario: la politica vive di confronto, di bilanci, di responsabilità e anche di giudizi severi. Ma esiste una differenza sostanziale tra una critica politica e la scelta di aprire uno scontro diretto con una figura che, nel bene e nel male, continua a rappresentare una pagina importante della storia politica di Reggio Calabria e della Calabria.

E proprio qui potrebbe trovarsi il grande errore.

Scopelliti non è un avversario politicamente irrilevante.

È stato sindaco di Reggio Calabria e presidente della Regione. Ha conosciuto una stagione di consenso straordinariamente significativa e, successivamente, una fase drammatica della propria vicenda politica e giudiziaria. Tutto questo appartiene alla storia e non può essere cancellato.

Ma proprio quella storia spiega perché ogni attacco nei suoi confronti non rimanga confinato alla polemica del momento.

Riporta inevitabilmente al centro del dibattito la stagione scopellitiana, il rapporto con la città, il consenso costruito negli anni e quella parte di elettorato che ancora oggi guarda a quell’esperienza con sentimenti tutt’altro che neutrali.

Furgiuele, dunque, rischia di aver commesso un errore di strategia.

Perché mentre avrebbe potuto concentrare il confronto sul presente e soprattutto sul futuro, ha scelto di riaprire una partita che appartiene al passato, ma che a Reggio Calabria non è mai stata completamente archiviata.

E la politica, soprattutto quando si avvicinano appuntamenti elettorali importanti, dovrebbe conoscere bene il valore della memoria.

Attaccare Scopelliti significa inevitabilmente evocare Scopelliti.

Significa riportarlo nel dibattito pubblico. Significa costringere molti a rimettere sulla bilancia ciò che quella stagione rappresentò. Significa, soprattutto, offrire a chi ancora ne rivendica l’eredità l’occasione di tornare a parlare.

È questo il paradosso dell’attacco.

Forse Furgiuele voleva indebolire Scopelliti.

Potrebbe invece avergli restituito una centralità politica che, in questo momento, non aveva bisogno di cercare.

La politica non è soltanto capacità di attaccare. È anche capacità di scegliere quali battaglie evitare.

E qualche volta la vera forza consiste nel non raccogliere una provocazione, nel non riaprire vecchie ferite e nel lasciare che siano i cittadini a giudicare.

Perché alla fine resta una domanda semplice: era davvero necessario attaccare Scopelliti proprio adesso?

La risposta, guardando agli effetti politici che questa polemica rischia di produrre, appare tutt’altro che scontata.

Anzi, potrebbe essere proprio Furgiuele ad aver commesso l’errore più grande: aver scelto di combattere una battaglia che rischia di fare molto più rumore per il suo avversario che per lui.

In politica, del resto, esiste una regola che non passa mai di moda:

prima di colpire qualcuno, bisogna essere sicuri che il colpo non finisca per restituirgli forza.

Questa volta, il rischio di un autogol è concreto.

 

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