Il ciclone sulla costa ionica calabrese non è solo un evento estremo, ma un segnale chiaro del cambiamento climatico e della necessità di ripensare il rapporto tra città, mare e territorio. L’emergenza è passata senza vittime, ma i danni restano: diventa, così, l’occasione per interrogarsi su prevenzione, ricostruzione e futuro dei nostri litorali.
Francesca Monteleone
Il recente ciclone abbattutosi lungo la fascia ionica calabrese (e non solo) è un evento eccezionale, per portata e conseguenze, con cui dovremo iniziare a fare i conti sempre più spesso, perché il clima sta cambiando. Nei giorni seguenti al ciclone, una certa amarezza è stata manifestata sui social, non solo da parte dei cittadini della nostra comunità, per come la notizia sia stata (poco) riportata a livello nazionale. Una spiegazione la si può trovare nel tempestivo intervento delle amministrazioni che hanno evitato danni alle persone. Non voglio cedere alla tentazione di credere che questa poca copertura mediatica sia dovuta più alla latitudine che alla gravità dei fatti. La tempesta è stata gestita bene, ma comunque ha lasciato dietro di sé tanti danni. Ora ci attende un’altra sfida, per la quale dovremmo animarci con lo stesso impeto che si ha avuto nel difendere la nostra costa e nel rivendicare la notizia del ciclone. Questa nuova sfida riguarda la ricostruzione dei litorali, perché se è vero che le misure di prevenzione per la tutela dei cittadini sono state efficaci, i nostri lungomari hanno dimostrato come le opere di mitigazione sulle coste invece erano poco adeguate.
Il rapporto con la costa è mutevole, varia nel tempo. La linea di costa arretra ed avanza nel corso degli anni. Episodi come questo si ripeteranno in futuro, puntando l’attenzione più che alla ricostruzione alla mitigazione. Questa occasione è preziosa per mettere in atto le opere di mitigazione degli effetti e ridisegnare la nostra costa in simbiosi con la natura, unendo diverse strategie che possono essere applicate per pensare questi spazi pubblici sotto una nuova luce.
Ci sono diversi approcci architettonici e urbani che possono essere importati in questa opera di ricostruzione e riconfigurazione dei litorali per migliorare il rapporto tra le nostre città e il mare. Diversi esempi sono riscontrabili proprio in Italia. Il lungomare di Cattolica, infatti, recentemente ha cambiato veste, per aprirsi al traffico pedonale e ciclabile. Sono stati inseriti elementi di vegetazione per favorire la biodiversità e nuove piazze e belvedere si affacciano sul mare. Il nuovo lungomare di Rimini ora costituisce la spina dorsale del “Parco del Mare”, con diverse aree dedicate allo sport e all’attività fisica outdoor e aree gioco per bambini. Il lungomare di Pesaro, invece, è diventato parte del tragitto di una linea della “Bicipolitana”, ovvero una metropolitana che al posto di carrozze e treni usa le bici. A Pesaro, infatti, sono state progettate diverse linee di questa Bicipolitana, ovvero diversi percorsi ciclabili nel paese, con un colore e una grafica che ricalca quelle delle metropolitane.
Un tema chiave, dunque, che potrebbe essere prezioso nel nostro caso è l’inserimento del verde, non limitato alle aiuole, ma un verde denso e distribuito, per mitigare la calura estiva e rendere questo spazio sempre fruibile. Potrebbe essere utile anche ripensare la mobilità sul lungomare, per dare la priorità ai pedoni e alle bici. Si potrebbe fare in modo quindi che questa infrastruttura sociale recuperi il rapporto tra il paese e la sua costa, che sia vissuto tutti i mesi l’anno e non solo d’estate. Questi interventi possono andare oltre le opere di ricostruzione da apportare adesso ai litorali, ma queste opere che devono essere fatte possono marcare il punto di inizio di strategie di riqualificazione più ampie.
Tutti questi interventi possono essere pensati e inseriti insieme a opere di mitigazione degli effetti di questi episodi climatici estremi, che potrebbero ricapitare in futuro. Sono questi gli interventi che dobbiamo richiedere a gran voce, per far in modo che questo processo di ricostruzione possa essere benefico per tutti e a lungo termine.
Questi episodi climatici estremi metteranno sempre di più in evidenza squilibri e divari territoriali, aree dove l’attenzione si concentrerà (e anche più finanziamenti) e aree invece che saranno sempre più marginali. Si apre quindi l’occasione di posizionarci di nuovo nello scenario nazionale come esempio di buona gestione di un territorio che è molto complesso e insidioso. Solo noi, che lo abitiamo, sappiamo come rapportarci ad esso. Il nostro ruolo, quello dei cittadini e degli abitanti di questo territorio, è cruciale, perché dobbiamo pretendere che le opere di mitigazione vengano fatte, affidandoci alle competenze di chi lo sa fare e non dobbiamo accontentarci di una ricostruzione, ma di un’evoluzione dei nostri litorali.
Allora rialziamoci, si, ma a testa alta, costruendo il nuovo con valore, che sia bello ma allo stesso tempo efficace, per dimostrarci che sappiamo fare le cose, e anche bene. Facciamo notizia in positivo, anzi non facciamo notizia di nuovo, perché alla fine, le cose le dobbiamo fare bene soprattutto per noi stessi, per sentirci anche noi sicuri e fieri di abitare la nostra terra.
