Silvio Greco: “Dobbiamo prenderci cura del nostro mare”

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Abbiamo intervistato Silvio Greco, biologo marino, Dirigente di Ricerca e Vicepresidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, che sta lavorando in stretta collaborazione con la Regione Calabria per svelare le cause dell’inquinamento che interessa i mari calabresi. Afferma che: “Il mare calabrese per nostra fortuna ha un grande potere di resilienza e quindi sta reagendo magnificamente a tutti gli schiaffi che gli diamo ogni giorno”.

Da più parti in questi giorni si parla del mare, vero attore protagonista dell’estate calabrese. Dicendo mare, apriamo tutta una serie di discorsi e di interrogativi che abbiamo pensato di chiarire girando le domande ad un esperto del settore, Silvio Greco biologo marino, dirigente della stazione zoologica “Anton Dohrn”, che sta lavorando in stretta collaborazione con la Regione Calabria per svelare le cause dell’inquinamento che interessa i mari calabresi. Ho conosciuto Silvio nell’agosto del 2009, quando ci fu lo sversamento in mare di idrocarburi da qualche cisterna in transito, che ha provocato un inquinamento nel tratto tra Locri e Roccella, con conseguente divieto di balneazione. In quel caso, era assessore regionale all’ambiente e raggiunse Roccella con l’elicottero segno che voleva essere tempestivo ed infatti, dopo pochi giorni, non c’era più il catrame sulle spiagge della Locride. Un esempio di efficienza e di professionalità, gli dico ogni volta che lo incontro che non si è mai più rivista. Infatti, nessuno si è mai più sognato di chiamarlo in Regione fino ad Occhiuto.

Che tipo di incarico hai ricevuto dalla Regione Calabria e come e con chi lo hai svolto?

La Regione Calabria ha stipulato un accordo non oneroso tra Enti Pubblici con il mio Istituto la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che è il primo Ente di ricerca italiano nella Biologia marina, secondo in Europa e dal 2021 nella top ten, mondiale, Istituto nazionale vigilato dal Ministero delle Università e Ricerca. L’accordo economico prevede solo il rimborso delle spese sostenute e documentate per studiare il tema della depurazione dei mari calabresi.

Quali conoscenze hai acquisito in questa nuova esperienza?

La conferma che il tema depurazione vede solo per il 40% la responsabilità del malfunzionamento dei depuratori, e che il 60 % è provocato da scarichi illegali che partono da un non corretto recupero delle fosse legate ad abitazioni private alle migliaia di attività economiche che non utilizzano alcun sistema depurativo e scaricano direttamente a mare. Si parla di centinaia e centinaia di campionamenti, sia a mare che a terra.

Avete trovato scarichi illegali, dove?

Abbiamo trovato migliaia di scarichi illegali praticamente provenienti da centinaia e centinaia di attività economiche, ad iniziare dai lavaggi, dalle lavanderie industriali, da impianti di trasformazione, da impianti di smaltimento di inerti, da impianti di lavorazioni metalmeccanici. È questo il vero problema, l’enormità degli scarichi illegali che ovviamente sono presenti in tutta la regione Calabria.

C’è una mancanza di controllo in ambito territoriale?

Si, c’è una mancanza di controllo in ambito territoriale, ma prima ancora dobbiamo dire che ci sono alcuni comuni dove integralmente non esiste rete fognaria e ci sono molti comuni, anche di città medio-grandi, dove alcuni quartieri non sono collettati; quindi, è chiaro che la prima cosa da fare è sistemare la rete regionale della depurazione, del sistema depurativo, proprio inteso come fogne, come collettamento dell’impianto depurativo. La seconda cosa è quella di far sì che ci sia un controllo. Basta pensare, per capire la carenza dal punto di vista regionale, che noi non abbiamo un catasto degli scarichi; quindi, non sappiamo quali case sono collettate, quali case hanno le fosse imhoff, quindi su questo bisogna fare chiarezza. È purtroppo un combinato disposto, dove la parte depurativa è solo il 40%.

Ci sono delle inchieste della magistratura, su sversamenti illegali di sostanze di vario genere, le sue ricerche confermano questo dato?

Si, ci sono inchieste della magistratura, voglio ricordare che la mia attività in Calabria parte proprio da una convenzione dalla stazione zoologica Anton Dohrn e la procura di Vibo Valenzia guidata dal procuratore Camillo Falvo, possiamo tranquillamente dire che tutto parte da questo grande lavoro che è fatto dalla procura di Vibo in collaborazione con la procura di Lamezia.

Nella Locride, in particolare, il mare è sporco, ma in modo diverso rispetto al passato, oggi è presente nell’acqua, piccole foglie e fili d’erba, plastica varia e tante piccole parti di una specie di polvere un po’ più spessa, questa in modo quasi costante se non arriva il “depuratore chiamato ponente”. Come lo spieghi?

Il problema della Locride è un problema che stiamo affrontando proprio in questo periodo con tutta una serie di campionamenti. Quello che già si vede è legato, per esempio, alla presenza di centinaia e centinaia di piccoli frammenti di plastica. Molto probabilmente sono proprio plastiche che vengono dalla triturazione di navi in transito, perché a bordo si mettono dei mulini, dei trituratori, per ridurre rifiuti che purtroppo con una pratica illegale vengono poi buttati a mare e ce li ritroviamo sulle nostre acque e sulle nostre spiagge.

Com’ è lo stato di salute del mare calabrese? 

Il mare calabrese per nostra fortuna ha un grande potere di resilienza e quindi sta reagendo magnificamente a tutti gli schiaffi che gli diamo ogni giorno, però dobbiamo iniziare a capire che dobbiamo prenderci cura del nostro mare, dobbiamo volere bene al mare perché il mare ci dà il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Il mare è il grande regolatore del clima e del pianeta e il fatto di registrare in questi mesi un riscaldamento del Mediterraneo di oltre cinque gradi rispetto alla norma è un dato che ci deve far riflettere e preoccupare seriamente.